Citazioni preferite da… Rattlesnake di Kim Fielding

Quanti anni hai?”
Jimmy dovette fare due calcoli per potergli rispondere con precisione: “Lo scorso mese ne ho compiuti quarantatré.” Non aveva festeggiato… non c’era stato nessuno con cui farlo. Cazzo, non si ricordava nemmeno quando era stata l’ultima volta che aveva fatto gli auguri di buon compleanno a qualcuno.
“Be’, allora hai ancora tempo.”
“Tempo per cosa?”
Tom tossì ancora, poi rispose. “Ascoltami, Jimmy. Un giorno sarai un vecchio bastardo come me, ti pentirai di parecchie cose, e non potrai fare nulla per cambiarle. Non aspettare. Se hai qualcosa da sistemare nella vita, devi farlo ora, finché puoi.”
Cercando di ignorare la fitta al petto, Jimmy scosse la testa: “Io sto bene. È che divento irrequieto. Non riesco a stare in un posto troppo a lungo prima che mi venga il desiderio di andarmene e mettermi in viaggio. Non c’è nulla di male.”
Tom emise una risata strozzata: “Non c’è nulla di male fintanto che sei felice. Sei felice?”
Jimmy non rispose.

I desideri erano come un veleno, pensò Jimmy. Quando uno li esprime sono tutti luminosi e splendono, dolci come caramelle. Ma poi restano lì a languire, e finiscono col marcire. Diventano tossici. Era per quel motivo che non esprimeva mai nessun desiderio.

Normalmente non gli sarebbe importato della macchina, se fosse morta, pace. Gli era già successo. Avrebbe potuto fare l’autostop, o stare fermo nello stesso posto fino a quando non avesse guadagnato abbastanza da permettersi di prendere un autobus o comprare un altro rottame. Non sarebbe stato nemmeno un problema che fossero le prime ore del mattino, perché la temperatura era tollerabile e circolavano parecchi TIR. Ma per una volta aveva una destinazione da raggiungere. E un passeggero. Voleva davvero portare Tom a Rattlesnake
Jimmy aveva fatto uso di stupefacenti quand’era stato più giovane. A volte pesantemente. Ma era giunto alla conclusione che le droghe erano la forma più tossica della speranza: funzionavano per un breve periodo per poi lasciarti in uno stato peggiore di quello precedente. Beveva ancora una volta ogni tanto, ma non spesso e di solito non molto.

“Grazie ancora, signor Dorsett. Ehm, faremo finta che mi ha fatto vedere che questa cosa è assicurata, vero?”
A Jimmy quell’eventualità non era nemmeno passata per il cervello. Chiaramente non era assicurato. “Gliene sarei grato, agente.”
“Be’, guidi con prudenza, allora. Se deve investire qualcuno, lo faccia fuori dalla mia giurisdizione.”
“D’accordo,” concordò Jimmy, sorridendo. “Non andrò a sbattere da nessuna parte fino a quando non sarò fuori dai confini della città.” Con un’ultima stretta di mano salì in macchina. I sacchetti di plastica erano già sui sedili posteriori, assieme al borsone. Era tutto quello di cui aveva bisogno. Salutò con la mano e uscì in strada.

“Mae fa quell’effetto a parecchi uomini.”
Jimmy ingoiò prima di rispondere. “Di solito le donne non fanno per me, ma potrei cambiare squadra per chiunque sappia cucinare queste prelibatezze.” Indicò il piatto.
Quel luccichio nei begli occhi di Shane era forse un segno di interesse? Forse. Jimmy non si considerava una gran conquista, ma in una città piccola come Rattlesnake, probabilmente non c’era molta scelta e la carne fresca non si vedeva spesso.

“Gli attrezzi sono costosi. Non hai paura che li rubi?”
Shane lo fissò. “Lo faresti?”
“No.”
“Okay, allora.”
Leggermente divertito, Jimmy scosse la testa. “Ti fidi sempre così tanto delle persone? Voglio dire, per quanto ne sai, potrei essere un serial killer.”
“Voglio sfidare la fortuna.”
Jimmy avrebbe dovuto lasciar cadere la questione, ma non ci riuscì. “Perché? Perché ti stai impegnando tanto per me?”
“Abbiamo bisogno di un tuttofare.”
“Forse, ma scommetto che avreste potuto chiedere a qualcuno del posto. Qualcuno più affidabile di Terry.”
Shane sollevò un telefono massiccio da uno degli scaffali. Era a disco e sicuramente più vecchio di Jimmy. Lo osservò un momento prima di rimetterlo a posto: “Nessuno di qui si sarebbe fatto pagare così poco. Con te abbiamo fatto un affare. E inoltre…” Si avvicinò zoppicando. Molto vicino, fino a entrare nello spazio personale di Jimmy. Non era muscoloso quanto lui ma era almeno cinque centimetri più alto. A quella distanza, poteva sentire il suo odore: caffè, sapone per i piatti al limone e la fragranza di un legno profumato.
“Tu sei interessante,” sussurrò, poi gli sollevò il mento per baciarlo.

“Quando qualcuno rischia di perdere davvero una persona che ama tanto, non lo dimentica facilmente. Vuole restarle molto vicino. La vuole tenere stretta.” Sollevò un pugno chiuso per enfatizzare le sue parole.
Shane prese il pugno e lo aprì gentilmente rivelando la mano vuota. “E tu, a cosa ti tieni stretto?” domandò.
Jimmy fece un sorriso. “Nulla”

Jimmy non era il tipo che pregava, ma aveva la sensazione che Shane sarebbe riuscito a farlo implorare con pochissimo sforzo. Era così bravo con le mani. E la bocca. Jimmy assorbì il contatto tra i loro corpi come fa il deserto con la pioggia

Lo guardarono con sincero apprezzamento e senza apparente ostilità. Probabilmente nessuna delle due faceva parte della famiglia di Shane

“Il solito, tesoro?”
“Sì.” Rivolto a Jimmy aggiunse: “Non so nemmeno perché si prenda il disturbo di chiederlo. Prendo sempre il solito.”
“Potresti vivere pericolosamente. Ordina qualcosa di diverso per una volta.”
“No. È… avere una routine importante. Senza mi sento perso.”
Era buffo, per Jimmy spesso erano proprio le routine a farlo sentire perso, non nel senso di disorientato, più che altro insoddisfatto. Come se avesse dovuto rinunciare a qualcosa di importante

 

Jimmy pensava che il naso storto aggiungesse carattere al suo viso, assieme alle cicatrici; raccontava una storia. Ma non lo disse; continuò a stendere la malta

“La macchina fotografica mi rende oggettivo. Trovo sia fantastica. Posso vedere le cose con occhi nuovi.”
“E per una volta, sei tu a giudicare invece di essere giudicato.” Jimmy non era ferrato sulle teorie psicologiche, ma quello lo sapeva. “La fotografia è il tuo modo per evadere dalla vita di tutti i giorni.”
“Immagino di sì. È così anche per te, Jimmy? Vedere tutto da fuori, voglio dire.”
“Non so.” Ridacchiò. “Però le persone mi giudicano parecchio lo stesso. Questo è sicuro. Come tua zia Belinda e tua sorella Charlie.”
“Non ti stanno giudicando. Se Channing Tatum mostrasse dell’interesse per me, la mia famiglia lo accerchierebbe come un branco di pitbull lo stesso”

Le circostanze della sua vita avevano spesso indotto Jimmy a rinunciare alla sua dignità e alla sua privacy. Ma anche quando aveva dormito in mezzo a dozzine di uomini che russavano – diamine, anche quando si era scopato qualcuno o lasciato che qualcuno scopasse lui – aveva mantenuto un’invisibile corazza per non fare avvicinare troppo gli altri. Era quasi come se si fosse portato dietro l’equivalente della macchina fotografica di Shane, sempre oggettivo e osservatore, anche se lo strumento che utilizzava era il suo corpo. Però quella sera aveva messo la sua metaforica macchina fotografica da parte, e sulla corazza si erano formate delle minutissime fratture. Si sentiva a disagio. E un po’ spaventato.

“Sei un enigma, Jimmy Dorsett, e il mio cervello è troppo confuso per risolverti. Immagino che dovrò prenderti come ti ho trovato.” Non lo disse con disappunto, o rassegnazione, ma come un semplice dato di fatto.

Avrebbe potuto saltare dal masso, fare qualche passo e prendere il volo. Non che volesse suicidarsi. Ma avrebbe potuto, e per alcuni secondi avrebbe finalmente saputo cosa fosse la vera libertà. Pensò, però, che se avesse spiccato il suo primo e ultimo volo, Belinda e Shane avrebbero pensato che avesse lasciato la città. A Belinda forse non sarebbe importato – probabilmente sarebbe stata contenta che non fosse più in giro per mettere in pericolo suo nipote – però a Shane sì. Si sarebbe arrabbiato, se Jimmy fosse andato via senza salutare.
L’idea che potesse mancare a qualcuno, anche se per poco, fece sentire Jimmy a disagio

“Senza la mia famiglia sarei stato come un pupazzo. Loro… Guarire è stata molto molto dura. Ho pensato di arrendermi un sacco di volte, ma non me lo hanno permesso. Passavo il tempo rannicchiato nel letto da solo, ma poi uno dei miei parenti si faceva vivo e mi rompeva talmente tanto che dovevo alzarmi solo per allontanarmi. Quando ho capito di non poter più lavorare al ranch, che non sarei mai stato quello di una volta, mi hanno fatto vedere che sarei potuto diventare un uomo nuovo.”
“Sei un brav’uomo,” disse Jimmy. “Scommetto che lo sei sempre stato.”
Fece spallucce. “Chi ti dà una mano quando ne hai bisogno?”
“Ma io non sono quasi stato ucciso in un incidente.”
Shane lo fissò, poi abbassò lo sguardo sul canovaccio che stringeva forte. “Forse no,” disse a bassa voce. “Questo non significa che non sia stato danneggiato anche tu, però.” Posò il canovaccio e andò via.

“Certi credono che la famiglia sia solo un fatto di DNA, ma non è così. Ha a che fare con le persone che ti amano, che rimangono al tuo fianco qualsiasi cosa accada. Conoscono i tuoi segreti e i tuoi difetti, e tu i loro, e ci si vuole bene comunque.”

Quella sarebbe stata l’occasione perfetta per dargli la lettera, che era al sicuro in camera sua, riposta ora in uno dei cassetti dell’armadio. Ma Jimmy era diventato avido. Voleva passare ancora un giorno con Shane – un’altra notte, forse – prima di lasciare Rattlesnake per sempre. E sapeva che se avesse spiegato onestamente com’era finito in città, Shane non lo avrebbe mai perdonato per le sue menzogne.
Un giorno ancora

“È vero, non ti importa delle cicatrici.”
“Mi importa, perché sono importanti per te, perché immagino abbiano influito nel fare di te l’uomo che sei oggi. Ma di sicuro non ti sminuiscono ai miei occhi. Né mi fanno desiderarti di meno.” Era, forse, la più profonda dichiarazione dei propri sentimenti che avesse mai fatto. Non aveva mai provato nulla del genere in vita sua.

Grugniva, succhiava, scopava; non faceva l’amore. Ma quel giorno voleva venerare il corpo di Shane, soprattutto le parti meno perfette. Forse perché era lui stesso imperfetto.

Era arrivato il momento per Jimmy di riflettere. Aveva sempre creduto che ogni volta che un sogno moriva il cuore diventasse più triste. Lo aveva visto con sua madre; anche se i dottori avevano dato la colpa al cancro, era sempre stato convinto che fossero stati i suoi sogni marcescenti ad averla uccisa. Ma Shane era davanti a lui con il corpo danneggiato e la vita spezzata, ed era comunque riuscito ad andare avanti e a trovare dentro di sé la forza per essere felice di nuovo.

“In realtà non ci ho mai pensato davvero.” Perché per la maggior parte del tempo il suo obiettivo era quello di sopravvivere e, anche quando era davvero piccolo, sapeva che non avrebbe mai ottenuto nulla dalla vita. Glielo dicevano tutti. A volte a parole, a volte solo dal modo in cui guardavano i suoi capelli spettinati, la sporcizia del suo corpo e i suoi vestiti lisi di seconda mano. Nessuno gli aveva mai chiesto che cosa avrebbe voluto fare da grande

“Quindi il resto del tempo… il dolore te lo tieni.”
“Non ho grandi alternative.” Il suo sguardo divenne più intenso. “Non puoi battere il dolore, Jimmy, perché fa parte di te. Devi solo fartene una ragione.”

“Non puoi pagarmi per delle medicine.”
“Perché no?”
Shane si avvicinò fino a invadere lo spazio personale di Jimmy. “Perché è un regalo. Magari non romantico come rose e cioccolatini, ma di gran lunga più utile”

“Non c’è bisogno che…”
“Lo voglio fare.” Shane socchiuse gli occhi. “Tanto per cosa credi che spenderò i miei soldi? Vestiti firmati? Un nuovo furgone fiammeggiante? Se voglio buttar via qualche dollaro in fazzoletti e sciroppo per la tosse, non è un problema.”
“Ma io non ho fatto nulla per te.”
“Non hai fatto…” Shane si fermò, distolse lo sguardo e si morse il labbro. “Non elencherò le cose che hai fatto per me, perché non ci crederesti. Proviamo così invece: cosa siamo noi?”
“Non capisco la domanda.”
“Io e te. Siamo amici, vero? Ci conosciamo da meno di due settimane, ma abbiamo fatto parecchio sesso, e ho pulito il tuo vomito, e tu hai guardato le mie cicatrici e non hai girato lo sguardo. Immagino che queste cose ci rendano almeno amici.”
Quella conversazione stava mettendo Jimmy a disagio. Fece un passo indietro, e quando Shane avanzò, ne fece un altro, fino a che non si trovò con le spalle al muro. “Siamo amici,” disse piano. Fu strano pronunciare quelle parole.
Fu ricompensato dal sorriso di Shane. “E gli amici non tengono il conto. Si fa qualcosa per loro perché ne hanno bisogno o per farli felici, il che a sua volta rende felici noi, e quello è già uno scambio equo, magari nessuno te lo aveva dimostrato prima d’ora, ma avrebbero dovuto”

 

Jimmy allungò leggermente il collo, riflettendo. “Non sono mai stato accusato di omicidio.”
“Mi fa piacere sentirtelo dire. Ma capisci? In confronto a quello che hanno fatto i miei antenati, andare a comprare delle medicine per un amico che sta male non è nulla.”
“Invece non è nulla,” disse Jimmy, guardandolo negli occhi. “Io non ricevo regali. Di solito le persone non fanno cose per me.” Era vero. L’ultimo regalo che si ricordava di aver ricevuto risaliva a quando era bambino, aveva all’incirca sette anni, a una distribuzione di regali di Natale per beneficenza. Aveva ricevuto una serie di statuine di plastica: cavalli, un furgone con una roulotte, e due cowboy con le gambe ad arco. Cazzo. Se ne era completamente dimenticato.
Shane si alzò, andò da lui, e prese il suo viso tra le mani. “Io farò delle cose per te. Se me lo permetterai. Se rimarrai.”
Forse, percependo che Jimmy era a disagio, Shane fece un passo indietro. “Devo tornare al lavoro. Ci vediamo domattina.”
Jimmy restò a lungo appoggiato alla finestra, anche dopo che Shane se ne fu andato, tremando leggermente, cercando di calmare la tempesta che agitava la sua mente

“È curioso che un ragazzo che voleva fare il cowboy fosse un topo da biblioteca.”
Shane fece spallucce. “In realtà mi piaceva leggere storie di cowboy. Riuscivo sempre a capire quando un autore non era mai nemmeno salito a cavallo e si era inventato tutto. Ed era il mio modo di vivere delle avventure. Non avevo bisogno di vedere il mondo, se il mondo veniva da me.”
Aveva l’aria così triste che a Jimmy venne voglia di abbracciarlo. Non lo fece e non disse nemmeno che voleva andarsene

“Perché?”
Una domanda così maledettamente semplice, che gli aveva fatto tornare voglia di vomitare. “Perché… perché voglio vedere…”
“Cosa c’è dietro l’angolo. Cazzate.” Adesso anche Shane era in piedi, i libri sulla panchina abbandonati. “Sai che cosa c’è dietro l’angolo? Un’altra città parecchio simile a Rattlesnake. O potresti andare nella valle e trovare qualche paesino, con il suo centro commerciale e le sue case fatte tutte con lo stampino. A te non frega un cazzo di quello che c’è dietro l’angolo.”
Jimmy avrebbe voluto ringhiare per la frustrazione.
Ma Shane non aveva finito. “Dici di essere alla ricerca di qualcosa, ma non ci crede nessuno a questa palla. Nemmeno tu. Stai scappando da qualcosa, Jimmy Dorsett. Perché è quello che fai, vero? Quando iniziano i guai, te ne vai. Solo che non te ne libererai mai, perché quello a cui stai cercando di sfuggire è dentro di te.”
Jimmy se ne sarebbe andato in quell’esatto momento… solo che avrebbe chiaramente dimostrato a Shane di avere ragione. “Non sto scappando da nulla,” mormorò.

“Dimmi un motivo per cui non puoi rimanere qui.”
“Dammi una ragione perché dovrei farlo!” Quelle parole lasciarono la sua bocca prima che potesse fermarsi.
Shane socchiuse gli occhi. “Io,” disse con voce roca.

“Sono un dipinto di Seurat?” domandò Jimmy, la confusione prese il posto della rabbia.
“Sì. E sai che altro? La prima volta che ti ho visto, ho pensato, Okay, non è niente male. Ma più ti guardo e più ti vedo. Hai dei capelli davvero morbidi, e mi piace il modo in cui quelli neri e quelli grigi si mescolano insieme. E i tuoi occhi sono molto profondi.”
“Sono castani.”
“Sono dello stesso colore della corteccia del madrone – abbiamo un paio di alberi al ranch – solo che i tuoi hanno delle pagliuzze dorate. E solo guardandoti negli occhi capisco che ne hai passate parecchie, ma anche che sei davvero intelligente. E lo sei. Sai parecchie cose, anche se mi hai detto di non aver finito il liceo. E il tuo sorriso… Quando ti dimentichi di te stesso per un secondo, e sorridi davvero, il tuo viso si illumina tutto e sei la persona più bella che abbia mai visto.”
Jimmy si sedette sulla panchina. Nessuno gli aveva mai detto che era bello prima di allora. O paragonato i suoi occhi a… qualsiasi altra cosa

“Posso dire altre cose belle su di te. Lavori duro. Sei educato. Quando prendi un impegno con qualcuno mantieni la parola data.” Scosse leggermente la testa. “Un altro avrebbe potuto prendere quegli oggetti di antiquariato dallo scantinato, venderli da qualche parte e intascarsi i soldi. Nessuno lo avrebbe mai saputo. Ma tu non hai nemmeno avuto la tentazione, vero?”
“Sono un principe,” sospirò Jimmy.
“Sei qualcuno con cui mi piace passare il tempo. E più lo faccio, più… più cose belle scopro di te. Vorrei passare molto più tempo con te.”
Erano delle belle parole da sentirsi dire ma, allo stesso tempo, lo avevano fatto a pezzi. Non poteva dare a Shane quello che voleva, quello che si meritava. E se Shane avesse continuato a guardare i puntini di Jimmy avrebbe scoperto che tutti quei bei colori non erano altro che un’illusione. Che Jimmy non era fatto di altro che bugie e vuoto.
“Non posso,” disse Jimmy a bassa voce.
Il viso di Shane rispecchiava la tristezza nel cuore di Jimmy.

Jimmy non aveva mai letto a nessuno prima di allora. Ma doveva ammetterlo: era un’esperienza piacevole, soprattutto quando quel qualcuno gli stava quasi in grembo, e stava quasi facendo le fusa per la contentezza, e la vecchia locanda scricchiolava facendogli compagnia. Quando raggiunse la fine del capitolo, però, la sua voce era diventata roca e interrotta da sbadigli. Posò il libro, spense la luce e si stese di fianco a Shane.
“Sono troppo stanco per fare sesso,” ammise Shane. “Ma posso dormire qui? Solo questa volta?”
In realtà, aveva dormito nel letto di Jimmy quando era stato male, ma quello non contava. “Staremo stretti.”
“Non m’importa. Sai da quanto tempo era che non dormivo con qualcuno? Dieci anni. È un sacco di tempo.”
Per Jimmy erano passati anche più anni, ma non lo disse. “È un sacco di tempo,” concordò. Si addormentò con Shane contro la sua schiena

Conosceva Shane come lui conosceva Rattlesnake: il territorio circostante, il carattere e le vicende della sua storia. Conosceva Shane come fosse casa

“Non voglio che ti lasci spaventare dalle convulsioni. Come ho detto, starà bene. E non ha bisogno di nessuno che si occupi di lui. E nel caso contrario, mezza città è pronta a farlo.”
“Penso che in linea di massima sia in grado di prendersi cura di se stesso.”
“Già, in linea di massima. Non sarebbe una brutta cosa se avesse qualcuno che si prendesse cura di lui però. Solo un po’.”
Jimmy lo guardò con gli occhi socchiusi. “Cosa vuole dire?”
“Voglio dire che solo perché Shane è speciale non significa che tu debba essere perfetto.”
“Non lo sono di certo”
“Nessuno di noi lo è,” disse Adam, ridacchiando.
“Ma… non ho bisogno che ci si prenda cura di me. È da parecchio tempo che lo faccio, davvero parecchio. E non sono quello che Shane si merita, e non credo che rimarrò da queste parti ancor a lungo. Lui lo sa. Gliel’ho detto dall’inizio.”
Adam lo guardò seriamente, ma non parlò. Di nuovo, Jimmy si prese il viso tra le mani

Anche Jimmy non vedeva l’ora. Amava sentire le mani di Shane sul suo corpo. Ovviamente, amava anche altre parti di lui, come i suoi occhi così azzurri, il naso storto e il mento appuntito, le clavicole e le spalle ossute, i capezzoli appuntiti, e ognuna delle sue costole, le cicatrici, l’ombelico profondo, e…
Cazzo. Jimmy amava Shane.
Non voleva. L’amore era la peggiore delle speranze, e sapeva che si stava mettendo nelle condizioni di soffrire brutalmente. Ma non poteva impedirselo, era troppo tardi.
A che cosa pensava Icaro mentre cadeva in picchiata sulla terra? Quei pochi minuti di volo ne erano valsa la pena?
Jimmy scacciò quei pensieri dalla testa con il sapore della pelle di Shane.

“C’è qualcosa che mi hai detto che non sia una bugia, Jimmy?”
Sollevò la testa e poi lo guardò. “No. Lo sai cosa sono? Sono un fantasma. So di averti detto di non crederci, ma anche quella era una bugia. Ci credo perché lo sono anch’io. E anche Tom lo era, anche quando era ancora in vita. Le persone come noi, e ce ne sono tante, non le vede nessuno. Facciamo dei lavori insignificanti per un po’ e poche settimane dopo passiamo oltre. Viviamo in motel schifosi e appartamenti ancora peggiori, sotto i ponti o in edifici disabitati. E quando moriamo non manchiamo a nessuno. Non c’è nessuno che rivendica le nostre ceneri.”
Shane trasalì come se fosse stato schiaffeggiato. “Come puoi dire così? Come puoi anche solo pensarlo? Credi che avere avuto una vita dura ti giustifichi? Be’, guardami.” Si alzò e allargò le braccia. “Pensi che volessi finire così? Ero forte, maledizione. E intelligente. Te l’ho detto che mi sono diplomato con il secondo voto più alto della mia classe? E adesso sono un barista magrolino che non riesce nemmeno a leggere un giornale, non può guidare, e non riesce nemmeno a mettersi gli stivali!” Stava urlando e aveva le guance rosse. Jimmy sperò che non gli venissero le convulsioni, ma non lo disse.
Si alzò – molto lentamente – per raggiungere la porta
“Adesso scapperai vero?” urlò Shane. “Perché è quello che fai sempre. Te l’ho già detto: stai correndo verso il nulla. Stai solo scappando. Sempre. Perché non provi a combattere per una volta?”

“Mi dispiace, Shane. E questa non è una bugia. Ma non posso essere io quello di cui tu hai bisogno, quello che ti meriti. Puoi darmi anche del codardo e avresti ragione. Sono… è come se fossi una stupida canzone country… Sono solo un vecchio sacchetto che vola nel vento, ed è l’unica cosa che sarò mai.”
Quando Shane rispose, la sua voce era poco più di un sussurro: “Stai mentendo anche a te stesso.”
“Mi piace qui. Se ci fosse stato un posto che avrei scelto come casa… Be’, è inutile continuare a… Abbi cura di te, Shane. Non posso chiederti di perdonarmi, ma perdona te stesso, e cerca di perdonare Tom. Lo sai, se c’è una giustizia a questo mondo, a un uomo come te succederanno tante belle cose.”
E prima che Shane potesse aggiungere altro, Jimmy uscì dalla porta

Era quello il vantaggio di possedere così poco: non volere nulla. Quando ti lasciavi le cose alle spalle, non faceva male.
Quel bruciore che sentiva in gola? La polvere delle piastrelle. Il vuoto dentro? Be’, era tutto il giorno che non mangiava.

Non aveva mai messo in discussione il senso della sua vita, perché sapeva che non aveva nessuno. Lavorava, si riposava, sopravviveva, poi passava oltre. Oh, una volta ogni tanto aveva avuto dei momenti di grazia: un letto caldo, un posto sicuro. Un buon libro. Un’alba dalla sconvolgente bellezza o un panorama inaspettato. Ed era abbastanza, si diceva.
Adesso sapeva che era una bugia

“Sai,” proseguì Shane, “la cosa più assurda è che la maggior parte degli uomini che si inventano delle storie, lo fanno per mettersi in mostra. Vogliono fare gli eroi. Ma non tu. Nelle tue storie, fai sempre delle cose stupide o stai semplicemente a guardare mentre qualcuno fa qualcosa di veramente interessante. Come mai?”
Jimmy non l’aveva mai vista in quel modo, fece spallucce. “Immagino che la mia immaginazione non sia molto vivida.”
Shane scosse la testa. “No, questa è la seconda cosa che volevo dirti. Le bugie più grandi che hai detto non le hai dette a me, ma a te stesso. Pensi di non voler possedere nulla, di non aver bisogno di nulla, di non meritarti nulla. E non è affatto vero. Dici di voler continuare a viaggiare, ma anche quello non è vero. Tu vuoi una casa più di qualsiasi altra persona che abbia mai conosciuto. E solo che hai paura che, quando ne avrai ottenuta una, ti verrà portata via.”

“Menti a tutti gli altri se devi, Jimmy, ma santo cielo, sii onesto con te stesso.” Si allontanò dal muro e gli andò vicino, poi posò la mano sulla sua spalla. “Hai ancora la mia camicia addosso. È perché hai freddo o perché ti manco?”
Con un filo di voce, Jimmy rispose: “Te la ridarò.”
“Non la voglio indietro.” Sospirò e tolse la mano

“Anch’io ti ho mentito.”
“Non…”
“Ieri ho detto che sei un codardo che prende e scappa sempre. Ma non è vero. Quando ho iniziato a piangere come un bambino nel cimitero, tu sei rimasto con me fino a che non ho smesso. E non mi hai fatto nemmeno sentire un idiota a riguardo. E quando poco dopo sono caduto a terra hai impedito che mi facessi ancora più male. Hai chiamato i soccorsi e atteso che arrivassero con me. E poi hai aspettato all’ospedale. Due volte. E immagino che nemmeno a te piacciano tanto gli ospedali.”
“Io…”
Shane alzò una mano. “E nelle ultime settimane, sei rimasto con me. Hai lavorato per Belinda, ma mi hai anche aiutato così non sono dovuto tornare al ranch. Ho avuto bisogno di te e tu non sei scappato. Non sono azioni da codardo queste. Se qualcosa è abbastanza importante per te, combatti. Anche se non lo vuoi ammettere”

“Hai bisogno di trovarti un bravo ragazzo e innamorarti. Hai bisogno di trovare qualcuno che si innamori di te.”
Gli angoli della bocca di Shane tremarono. “Be’, non ho mai avuto grandi speranze a Rattlesnake, ma forse la coppia di ospiti del mese scorso mi presenterà un bravo ragazzo. Ma non importa. Anche se sarò sposato con due bambini e avrò un delizioso giardino recintato, la città sarà sempre pronta ad accoglierti a braccia aperte, le appartieni. Piaci alle persone. E sarò sempre tuo amico, Jimmy Dorsett.”

Rimase fermo davanti al muro per un’eternità. La sua mente non era calma e tranquilla, ma ronzava come un alveare di calabroni. Dei frammenti della conversazione con Shane continuavano a girargli per la testa, assieme alle immagini del suo sorriso, le sue cicatrici, i suoi occhi blu. Si ricordò dei rumori dello Snake durante la chiusura, l’odore terroso dello scantinato, il calore brillante dei pavimenti in legno e dei mobili. Pensò ai piani del bagno di Belinda per la camera 105, e al posto segreto di fianco al torrente. Pensò a George Murray e Jesse Powell, al loro riposo eterno nel cimitero sulla collina.
E pensò al consiglio che gli aveva dato Tom, a quelle che, di fatto, erano state le sue ultime parole: se hai qualcosa da sistemare nella vita, devi farlo ora, finché puoi.
Per la prima volta da quando aveva memoria, Jimmy non si sentiva vuoto. Al contrario, era così pieno che stava quasi scoppiando. Non era un fantasma. “Non sono Tom,” disse ad alta voce. Nessuno si voltò a guardarlo. Forse alla stazione degli autobus non si faceva caso a chi parlava da solo. Così lo ripeté, più forte: “Non sono Tom.”
Si mise il borsone in spalla e si diresse alla biglietteria.

“Tu mi hai detto che ci sono due tipi di dolore, ma ti sbagliavi. Sì, c’è un tipo che ti dice che qualcosa deve essere sistemato e quello con cui devi semplicemente imparare a convivere. Ma ce n’è anche un terzo tipo.”
“E quale sarebbe?” domandò Shane. Uscì da dietro il bancone e si sedette di fianco allo sgabello di Jimmy.
“È il tipo che fai finta che non ci sia. E poi peggiora sempre di più fino a quando non ti uccide. È quello che è successo a mia mamma. Quando si è decisa a farsi vedere da un dottore non c’era più nulla da fare. E penso sia quello che è successo a Tom. Ma credo… credo che se ammetti a te stesso che il dolore c’è, e chiedi aiuto per affrontarlo, forse puoi sopravvivere. E anche guarire.”
Lo sguardo di Shane si era addolcito, gli occhi erano lucidi. “È quello il dolore che provi?”
“Sì. Credo di sì.”
“E che cosa pensi di fare a riguardo?”
Jimmy sorrise. “Chiederò aiuto. ”

“C’è qualcos’altro che vuoi dirmi?” sussurrò nel suo orecchio.
Jimmy salutò la speranza che crebbe come una calda bolla nel suo petto. “Sì. Voglio… voglio tornare a casa.”
Con un singhiozzo strangolato, Shane lo strinse così forte che a riuscì a respirare a stento. “Non capisci, Jimmy Dorsett? Ci sei già a casa.

Shane smise di ballare e si spostò leggermente per guardare Jimmy in faccia. Prese il suo viso tra le mani. “Rattlesnake è casa tua. Penso che tu lo sappia già questo. Ma credo sia anche giunta l’ora di diventare il proprietario di una casa vera e propria; in realtà vale per tutti e due.”
Jimmy alla fine fece la cosa che si era ripromesso di non fare mai, ma quella promessa era stata una bugia, e anche stupida. Scoppiò a piangere.
Continuarono a ballare, e Jimmy macchiò il cappotto di Shane di lacrime, e Shane fece lo stesso con il suo; Johnny Cash continuava a cantare attraverso il piccolo altoparlante. Jimmy pensò che gli sarebbe piaciuto avere un murale nel salotto tra un paio di solide librerie. Ovviamente avrebbe raffigurato un serpente a sonagli.
Tutto era cominciato con un uomo solo negli ampi spazi del deserto, alla guida di una Escort decrepita con un morto sul sedile passeggero. Però la storia era diventata quella di due uomini vivi che danzavano, pronti a mettere su casa insieme. E Jimmy era certo che la fine fosse ancora parecchio lontana.

Recensione: Rattlesnake di Kim Fielding

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Nonostante abbia finito la lettura di Rattlesnake da qualche ora mi è ancora difficile parlarne senza commuovermi come una bimba e anche solo mettere per iscritto qualcosa di sensato mi sembra essere un’ impresa titanica. Le emozioni provate durante tutto il romanzo, la storia così speciale e i personaggi vivi e umani mi hanno stregata e sento che potrei dire così tante cose che non basterebbe un intero quaderno per riportare tutto. Questo libro mi ha colpito nel profondo fin da quando ho scoperto la sua esistenza, mi sento infatti molto legata a Kim Fielding in quanto è proprio grazie a un suo libro precedentemente pubblicato, Bruto, che mi sono avvicinata al meraviglioso mondo degli M/M, prima di leggere Bruto sapevo cosa fossero e mi era anche capitato di leggere qualche romanzo del genere ma quel libro mi aveva colpito intimamente, la sua storia mi aveva trasmesso qualcosa di importante e nella sua semplicità mi aveva spinta ad avvicinarmi sempre più al genere che ora è diventato in assoluto il mio preferito e di cui non posso fare a meno. Visto il mio legame speciale con l’autrice non nascondo fin da subito l’affetto che ho sentito per l’opera, le aspettative i timori e le paura a dover iniziare un altro libro così promettente ai miei occhi. Ogni volta che mi faccio aspettative tendo a rimanere delusa e anche questa volta avevo paura di ritrovarmi con una romanzo deludente tra le mani e il cuore a pezzi. Così non è stato e Rattlesnake è riuscito a farmi innamorare ancora di più di Kim e del suo talento.
Ci ritroviamo di fronte una storia meravigliosa, una storia di amicizia, vita, amore, perdono, rinascita, una lettura che porta il lettore a emozionarsi, commuoversi e innamorarsi pagina dopo pagina
Rattlesnake è la storia di James Dorsett un uomo che non ha mai avuto una vita facile, fin da bambino è stato costretto a lottare per sopravvivere, al fianco di una madre che non lo ha mai accudito ignorandolo e infilandosi troppo spesso nel letto di altri uomini, al fianco di fratellastri che lo hanno sempre evitato e deriso e di cui ha negli anni perso le tracce, con un padre assente di cui non conosce neanche il nome. Alla morte della donna ha dovuto rimboccarsi le maniche e la strada è diventata la sua casa, si è sempre spostato a bordo della sua auto scassata, sempre in movimento facendo lavori tutt’altro che onesti. Jimmy è un uomo che non ha un posto dove stare, non ha più una famiglia e una casa e non ha neanche sogni a cui aggrapparsi perché per lui i sogni e le speranze sono come veleno, del veleno che ti annienta e toglie il respiro giorno dopo giorno. Vive quindi una non vita, si sente come un fantasma, una cartaccia spinta dal vento e sente di essere destinato a scomparire un giorno senza lasciare suo tracce nel mondo, senza alcuna persona a piangere la sua morte. È un giorno come tanti quello che sta vivendo, sta percorrendo la strada a bordo della sua carcassa pregando di poter guidare per qualche chilometro, un giorno normale per un vagabondo ma qualcosa è destinato a cambiare per sempre. Jimmy vede un uomo sul ciglio della strada, un vecchio stanco ignorato dagli altri automobilisti, un uomo che sembra aver bisogno di aiuto e il suo istinto (di uomo buono) è quello di fermarsi e aiutarlo. L’autostoppista si chiama Tom e sta ormai morendo, gli resta pochissimo da vivere ma ha un obiettivo, un ultimo sogno, tornare nella cittadina di Rattlesnake dal quale è fuggito anni prima per consegnare una lettera di addio a Shane, suo figlio. Tom però a Rattlesnake non ci arriverà mai, muore infatti sul sedile dell’auto di Jimmy durante il tragitto. Una fatalità, un uomo malato e stanco, una seccatura, questo dovrebbe essere per il vagabondo ma sul suo sedile è rimasta la lettera, quella lettera che il vecchio custodiva come un tesoro, il primo istinto di Jimmy è quella di gettarla, alla fine quel figlio che neanche ha voluto saperne di occuparsi del corpo del padre di certo non ne sentirà la mancanza eppure in testa continuano a ronzargli quelle parole “Non aspettare. Se hai qualcosa da sistemare nella vita, devi farlo ora, finché puoi” che lo tormentano come un mantra e per la prima volta nella vita Jimmy sente di avere una missione, andare a Rattlesnake, un lavoro semplice, trovare il figlio di Tom, consegnare la lettera liberandosi anche dei sensi di colpa e via, di nuovo on the road ma la sua macchina non è dello stesso parere. Suo malgrado Jimmy si ritrova bloccato a Rattlesnake e fa la conoscenza di quel famoso Shane. Shane è il completo opposto di James, se il vagabondo è come la notte oscura, il barista ex cowboy è una giornata luminosa. La sua vita non è stata facile, a 23 anni ha subito un terribile incidente d’auto che ha spazzato via il suo amore, la vita come la conosceva allora, la sua carriera, i suoi sogni, il suo corpo è ricoperto di cicatrici, ha un ritardo mentale che gli impedisce di fare anche le cose più semplici come leggere o guidare, si dimentica spesso le cose, ha problemi a camminare, ha spesso convulsioni eppure non ha perso la speranza per un futuro migliore e al contrario di Jimmy lotta, con le unghie e con i denti per il suo futuro, per la vita, si aggrappa alla vita ignorando il dolore e la paura, le possibilità perse e incurante di tutto dispensa sorrisi al suo prossimo, fiducia e amore. Shane è luce, la luce di cui il vagabondo solitario aveva bisogno. È un uomo forte che entra nel cuore delle persone, che sa leggere l’anima degli altri e riesce a leggere nell’animo tormentato di Jimmy, sa che lui non è un uomo cattivo e gli offre un lavoro, un tetto sopra la testa, del cibo, un luogo da chiamare casa. Ho amato il modo in cui i due personaggi sono caratterizzati, l’autrice è riuscita a rendere in modo magistrale la contrapposizione tra i due, due uomini diversi che hanno sofferto quasi allo stesso modo, entrambi danneggiati e spezzati ma che affrontano la vita in modo differente. James è l’uomo solo, che fugge, quando le cose si fanno difficili scappa e si nasconde, è sempre stato abituato così, la vita è come un cacciatore e lui è una preda, deve nascondersi per non farsi azzannare, per non farsi annientare. Anche quando si presenta l’occasione di avere amici, una casa per lui è un’utopia, nel suo cuore desidera ardentemente una famiglia, una casa, una vita ma è troppo spaventato per poter allungare la mano e afferrare la felicità che gli si presenta davanti. Shane al contrario è coraggioso e lotta senza timore, al contrario di James è circondato dall’amore e dall’affetto, con una madre che lo ama e ucciderebbe chiunque pur di salvarlo, un patrigno che lo ha adottato senza battere ciglio, accettando la sua omosessualità e sentendolo suo figlio, anche senza condividere il Dna, una sorella impicciona, una zia scorbutica, un fratello giocherellone e matto, una cugina severa e giusta… Shane ha la fortuna non solo di essere vivo ma di vivere circondato dall’amore e dall’affetto ed è la sua famiglia che gli da la forza ogni giorno di andare sempre avanti, di alzarsi dal letto, di sorridere, una fortuna che è stata negata a Jimmy. Durante la lettura è impossibile non empatizzare con entrambi gli uomini e capire i loro punti di vista, capire come il loro modo di affrontare la vita sia diverso. Il rapporto tra Shane e James è unico e speciale e nasce in modo spontaneo, dapprima per il vagabondo Shane non è altri che una scopata occasionale, dopo esserci andato a letto medita infatti di andarsene e non tornare indietro ma ben presto tutto cambia, il barista con la sua incrollabile fiducia per l’umanità apre il suo cuore, la sua casa a Jimmy e diventa un amico, il primo vero amico che abbia mai avuto, fa cose semplici come condividere un pasto, parlare, regalare un libro, aiutare nel momento del bisogno, cose che noi umani diamo per scontato ogni giorno eppure per persone come James sono vita, luce nell’oscurità, il vagabondo non ha mai conosciuto l’affetto umano e sincero di qualcuno, è sempre stato solo usato e gettato via, circondato da persone che non si sono mai interessate di lui, una famiglia che addirittura non gli ha mai neanche fatto una domanda che ha tutti i bambini è stata posta almeno una volta ovvero “Cosa farai da grande?”, ho provato un’infinita tenerezza quando James si inventa di aver voluto fare il pompiere, inventandosi una risposta perché lui il futuro non pensava neanche di poterlo avere. L’ex cowboy è un mistero e una benedizione, Jimmy non riesce a comprendere come un vagabondo come lui possa anche solo avvicinarsi a un uomo così dolce e buono, il motivo per cui un’anima rotta come la sua possa suscitare compassione e pietà quando egli stesso non ne ha per se stesso. È un’amicizia speciale e intima che pagina dopo pagina si trasforma, assistiamo all’innamoramento sempre più profondo tra i due ed è impossibile non commuoversi, non sentirsi smarriti e confusi di fronte alla purezza di questo dolce sentimento. James che nella vita non ha mai avuto nulla ora si ritrova di fronte un amico e un amante, un angelo che lo assiste e protegge, un miracolo che non riesce ad accettare e inizialmente NON vuole accettare. Colpisce il realismo e le reazioni umane dei personaggi, il modo vivo in cui reagisce Jimmy, il dolore per quel sentimento così puro e speciale che il vagabondo sente di non meritare e sporcare con la sua vita squallida, con le sue esperienze passate, con le sue colpe e vergogne, il modo in cui reagisce Shane a sua volta, confuso, non sapendo cosa ha dovuto passare il compagno e non riuscendo a spiegarsi il perché quest’ultimo dovrebbe rinunciare al suo amore e alla sua casa, alla tranquillità di una cittadina che ha imparato ad apprezzarlo e rispettarlo, a una famiglia amorevole che ormai lo ha adottato come un figlio. Certe scene sono strazianti ed ero in lacrime, il momento in cui i due ragazzi si mettono a ballare, il momento in cui Shane si sente male e James è messo di fronte alla cruda realtà, a quello che l’uomo che ama deve vivere e subire dall’incidente, l’incontro con la famiglia e le parole del patrigno di Shane in ospedale e poi… il confronto tra i due, quando tutti i muri sono crollati e le carte scoperte, quello è stato sicuramente il momento clou, quello che mi ha fatto spegnere per qualche minuto il Kobo per il forte impatto, vedere Shane a pezzi, quasi urlare all’uomo che ama che è un codardo perché non ha il coraggio di lottare è straziante, vedere l’incapacità di Jimmy di reagire per l’ennesima volta ma semplicemente scappare, come sempre… è come un pugno nello stomaco. Questo libro è un mix di emozioni e sentimenti ed è impossibile rimanerne indifferenti. Tutto è caratterizzato alla perfezione! Non sono solo i protagonisti ad essere stati studiati e analizzati a tavolino ma anche tutto il loro mondo. I personaggi secondari, la famiglia e gli amici sono unici e speciali ed è impossibile non provare simpatia ad esempio per la madre di Shane, una donna dolce e gentile ma forte come una leonessa e in grado di proteggere il suo cucciolo, la buffa e scorbutica zia che dapprima restia a far lavorare un vagabondo si affeziona tantissimo a James trattandolo successivamente come un figlio, la sorella esperta in interrogatori che non esita a mettere in guardia il povero malcapitato minacciandolo se farà del male all’adorato fratello, gli stessi abitanti del luogo che proteggono e amano Shane. L’intera comunità è viva e protettiva nei confronti del ragazzo e mi ha divertito vedere questa cosa. La città di Rattlesnake è un luogo unico e magico, dove chiunque vorrebbe vivere, una cittadina di poche anime che tratta tutti con rispetto, poco importa se sei un vagabondo o un cowboy, gay o etero Rattlesnake accoglie tutti a braccia aperte, è la città perfetta per la rinascita di James, una città che non si preoccupa del passato dell’uomo ma del suo presente, che si affeziona al goffo vagabondo adottandolo, mi ha commosso vedere come nel giro di pochi giorni, neanche 15 nel romanzo, Jimmy riesca a diventare il figlio di tutti, che tutti siano disposti a dargli una mano, a fargli un sorriso, a dirgli una parola gentile. Tutto in questa storia mi ha stregato, lo stile di scrittura è meraviglioso e qualsiasi scena è descritta con cura e attenzione, Kim è riuscita magistralmente a gestire qualsiasi parte del romanzo dalla scena più piccantella tra i due piccioncini a quella più comica o drammatica. Ogni parte è studiata con cura e amore e non so davvero cosa altro aggiungere. Questo libro è PURO AMORE… per me è stato amore a prima vista e leggerlo mi ha trasmesso così tante emozioni tutte in una volta sola che mi sono sentita un po’ come Jimmy alla fine del libro, piena di speranza e felice!
Rattlesnake ti circonda con tutto l’amore e la dolcezza del mondo e con la sua atmosfera realistica e allo stesso tempo quasi fiabesca ti spinge a credere, nella vita, nell’amore ma anche nel perdono e nella possibilità di rinascita, nella possibilità che anche l’uomo con una vita più miserabile e orrenda, con le esperienze peggiori del mondo possa con il giusto aiuto e affetto riprendere in mano il suo destino e ritornare a sorridere sperando in un futuro più luminoso. Mi sento di consigliarvelo insomma ad occhi chiusi, mettendoci la mano sul fuoco perché DAVVERO ne vale la pena e credo che come me lascerete un piccolo pezzo del vostro cuore nella dolce cittadina di Rattlesnake.

Recensione: Nimal Kingdom di Ivano Mingotti

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Voglio iniziare questa recensione ringraziando di cuore Ivano per avermi gentilmente contattata, proponendomi di leggere la sua nuova opera in cambio di un onesto commento.
Questo libro è stata una graditissima sorpresa, difficilmente infatti lo avrei scoperto e letto in quanto fin da subito mi è sembrato molto diverso dal mio genere e sopratutto dallo stile con cui avevo conosciuto l’autore. Di Ivano Mingotti avevo infatti letto parecchio tempo fa “Sotto un sole nero” che mi aveva conquistata, la storia era forte, intensa, disperata, viva e mi aveva colpito come un pugno nello stomaco guadagnandosi 5 stelline e un piccolo spazio nel mio cuore. Dopo tale esperienza anche solo l’idea di ritrovarmi l’autore alle prese con un romanzo come Nimal Kingdom era… bizzarra. Temevo di non riuscire ad apprezzare fino in fondo il libro e di rimanerne un po’ delusa essendo così diverso rispetto la mia precedente lettura. Ho spesso il vizio di “classificare” gli scrittori in base ai romanzi letti ed è anche il motivo principale per cui scrittrici come J.K Rowling per me saranno sempre scrittrici per bambini, poco importa la sfilza di romanzi per adulti scritti dopo, per me la Rowling rimarrà sempre la madre di Harry Potter e Ivano… beh per me prima di questo libro era sicuramente nella mia testa più conforme ad altri generi letterari e mai mi sarei aspettata di poter cambiare idea o addirittura trovare uno stile più ideale alla sua scrittura!
Nimal Kingdom ci porta ad esplorare una realtà quotidiana, in cui molti di noi si ritrovano a vivere, e lo fa attraverso gli occhi di Dino Ferrucci, un adolescente che vive nello sconosciuto (o quasi) paesino di San Gervasio, un paese che molti (compresa la sottoscritta) hanno visto solo grazie a Google Maps, il classico paese “delle fiabe” per gli sconosciuti ma per i suoi abitanti un luogo prigioniero di difetti, vizi e ipocrisie.
Dino descrive il suo modo di vivere e quello che lo circonda e lo fa con uno stile semplice, immediato e per nulla ricercato, conforme al suo modo di essere, Dino non è infatti un uomo colto o raffinato, un adulto che ha avuto modo di continuare gli studi, è bensì un ragazzino che gli studi li ha proprio mollati, che si lascia influenzare dal mondo che lo circonda e dallo “slang” del web e non si preoccupa di scrivere o parlare correttamente, si limita ad utilizzare un linguaggio che conosce, sfruttando espressioni molto terra terra e con questo stile tutto suo si rivolge direttamente al lettore consultandolo e confidandosi con lui, aprendosi senza la paura di essere giudicato in quanto a lui non importa, non vuole un aiuto, non cerca una parola gentile, gli importa solo sfogarsi, ignorando completamente chi si trova davanti, fregandosene di essere magari mal visto o compatito. Ci racconta senza filtri e peli sulla lingua la noiosa vita di provincia, una piccola provincia che agli occhi esterni può apparire fantastica e idilliaca, io stessa ho la fortuna/sfortuna di vivere in un paesino con due anime in croce e dimenticato pure da Dio e ho perso il conto di tutte le volte che mi sono sentita rivolgere dagli amici “cittadini” frasi come “Giada di sicuro lì si starà benissimo, non c’è inquinamento, tutti si vogliono bene e si conoscono, i negozi sono a portata di mano, se hai bisogno di aiuto basta bussare alla porta del vicino non come qui in città che non conosciamo neanche chi vive con noi…”, agli occhi del mondo paesini come il mio e come quello di Dino sono quasi luoghi di vacanza, mitici villaggi incantati in cui a quanto pare si pratica ancora il baratto, tutti vanno d’amore e d’accordo e si incontrano per mangiare insieme come ai vecchi tempi e in cui ognuno conosce vita, morte e miracolo del prossimo, insomma un luogo mistico e utopico che ahimè è tutt’altro che un paradiso e al contrario è spesso una gabbia, una prigione soffocante. Per Dino la vita è sempre più simile a una gabbia in cui lui si ritrova suo malgrado in catene e incapacitato a fuggire. Si ritrova vittima dell’ ipocrisia di un paese che continua a vivere giorno dopo giorno ignorando i propri problemi, il marcio che lo ha intaccato, un paese dove la chiesa è presente più che mai additando il prossimo con minacce di chissà che inferno se non si va a messa ogni domenica o si osa nominare il nome di Dio invano, dove a ogni angolo di strada si ritrovano bigotte troppo intente a preoccuparsi di quello che succede nella casa del vicino ignorando quello che succede nella propria, come la Madre, una donna che preferisce ascoltare le parole del parroco alla tv piuttosto che provare ad instaurare un dialogo con il figlio, piuttosto che chiedergli come sta o cosa vuole fare nella sua vita, con uomini ossessionati con il risparmio e troppo codardi per alzare la voce contro le ingiustizie come il Padre del protagonista che non osa contraddire la moglie e per risparmiare due soldi non ripara neanche una doccia, un paese marcio in cui sempre più giovani scappano per andare verso la grande città per cercare di avere un futuro o anche solo una speranza e per questo motivo vengono bollati come traditori, come se cercare un futuro fosse una colpa grave, come se allontanarsi dal paese che ti ha cresciuto fosse un tradimento. Una realtà ricca di razzismo, omofobia, xenofobia e ignoranza che plasmano la mente dei più e meno giovani costringendo ad accettare passivamente la propria condizione. Dino stesso è una vittima, un ragazzo che riesce a vedere il marcio che lo circonda, ironizza sentendosi a sua volta superiore eppure…. non riesce a fare nulla al riguardo, non prende mai in mano la propria vita per ribellarsi e fare qualcosa, si lamenta che da lui si lavora solo con il padre o si studia ma non prova ad inventarsi ad esempio un lavoro, un’alternativa, neanche ci prova, riesce solo a lamentarsi, piagnucolare lanciando accuse a destra e sinistra a chi lo circonda per poi ritornare strisciando verso la casa che tanto critica ma di cui non può fare a meno essendo nel bene e nel male il suo porto sicuro.
Il romanzo non ha una vera e propria trama ma è più la descrizione di uno spaccato di vita, il racconto di esperienze del protagonista, in altri casi sarei letteralmente impazzita per una cosa del genere, per me è infatti importantissimo avere una storia da seguire, un inizio e una fine (seppure non sempre ben definiti) e i romanzi che non ne hanno una li trovo spesso troppo dispersivi e pesanti da seguire, fortunatamente non è questo il caso e anzi, credo questa sua struttura sia un azzardo che ripaga il lettore, il non essere vincolato in uno “schema”, in una storia fissa e già programmata permette all’autore di sviscerare completamente le vicende narrate e di renderle più vive che mai ai nostri occhi. Lo stile di scrittura di Ivano è sicuramente migliorato nel tempo e si sposa perfettamente con questo genere, è uno stile fresco, frizzante e nella sua semplicità efficace, uno stile che fin dal primo istante colpisce il lettore e lo porta a continuare la lettura, nel bene e nel male, fino alla fine. L’idea di utilizzare nel testo il dialetto l’ho trovata azzeccata (nonostante abbia dovuto molestare mio zio come una provetta stalker per farmi “tradurre” alcune frasi) e riesce a rendere ancora più viva la storia e caratterizzare meglio i luoghi e i personaggi.
Sono rimasta inaspettatamente e piacevolmente colpita da Nimal Kingdom tanto da dare…. 4 stelline, vorrei arrotondare a 5 ma non mi pare il caso di viziare lo scrittore in quanto dopo questo mi aspetto grandi cose e non vedo l’ora di poter leggere qualcos’altro di questo “nuovo” Ivano
Ringrazio ancora l’autore per avermelo inviato e… che dire?
Mi sento di consigliarvelo senza problemi, sicuramente se siete sfigatelli provinciali come me vi ritroverete a sorridere per le avventure/disavventure di Dino e in caso contrario, se siete amici cittadini, forse potrete riscoprire una realtà a voi sconosciuta e smettere di vedere noi “santi” di paese come miracolati che vivono in un angolo di paradiso e finalmente capire che non siete gli unici a vivere circondati dal caos e dallo stress!

Recensione: Un principe innamorato di Littlefrancy

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Dopo aver finito la lettura di questo secondo capitolo mi sento molto… confusa… per non dire peggio. Ero convinta che difficilmente si poteva peggiorare la già precaria condizione del primo libro e invece Littlefrancy è riuscita a stupirmi e distruggere quel poco di… ehm…. qualsiasi cosa fosse.

Il primo romanzo poteva, pensandoci ora a mente fresca, essere visto come un tenero bimbo sul seggiolone, sporco di pappa e rigurgiti e che suscita nel lettore un mix tra disgusto e voglia di vomitare il pranzo e… tenerezza, nonostante l’idea di avvicinarsi a un bimbo sporco e pieno di germi sia inquietante allo stesso tempo subentra quell’istinto materno e coccoloso che ti spinge ad ansimare come una scolaretta e fare gli occhi a cuoricino lasciandoti sfuggire degli “AWWWWW patato, amore,cucci cucci” e altri suoni discutibili.

Innamorato di un principe era quindi una storia brutta però tenera e dolcetta, con quella giusta dose di angst/trash che era quasi accettabile e apprezzabile nello sforzo e nell’idea, questo libro invece … NO.

Tutto è un grande NO! A partire dalla trama. Mi rendo conto che i secondi volumi delle trilogie sono sempre incognite in quanto di fatto sono il collante tra il primo volume di introduzione e l’ultimo di “azione” quindi anche nelle serie famose e di scrittori dotati sono sempre un po’… meh… è sempre difficile a mio avviso gestirli nel modo corretto, sono però un ottimo mezzo (se non si hanno idee!!!) per approfondire meglio la psicologia dei personaggi e la loro storia, per dire tutto (o quasi) quello che non era stato detto all’inizio e spianarsi la strada verso il finale “adrenalinico” poteva quindi essere una buona occasione per rimediare a tutte le gastronerie del primo capitolo, per dare un minimo di consistenza ai personaggi e uscire dall’antro oscuro della fan fiction self e invece…. NO!

La trama si può riassumere con una banalità sconcertante:

Jay molla il principe e va a piagnucolare dai genitore come ogni figlio pigro e inetto (e io ne so qualcosa purtroppo), si ritrova in casa l’ex bullo del liceo, il bullo è in realtà un angioletto, dramma, bacio tra i due, dramma, altro bacio, ritorno del futuro re ormai un poco cornuto, incidente drammatico, “Ti amo” “Anche io”, dramma, morte personaggio random (George Martin approva!), fluff, angst con incesto (W i Lannister!) finale con cliffhanger imbarazzante, come se quello del primo libro non fosse stato abbastanza trash.

E stop. Profondità? No! Senso? Ancora meno! Originalità? Ahahaha… no!

La storia si basa solo ed esclusivamente su cliché stra abusati in ogni fan fiction e romanzo di serie z

Ritroviamo infatti:

– Il protagonista che se ne ritorna dai genitori: come il 90 % dei protagonisti mollati nei romance, ok, è una cosa umana ma possibile che un protagonista che per l’intero romanzo non si è mai calcolato i genitori ritorni a strisciare da loro così alla prima occasione? Potevo capire se fossero stati presentati, se Jay avesse avuto anche solo un contatto con loro nel libro precedente ma così mi pare forzato e usato solo per presentare la famigliola e altri personaggi random

– Il padre malato: poteva non esserci un personaggio malato? Ma ovviamente no! Il dramma del genitore con il piede nella fossa deve esserci anche se stavolta fortunatamente è cardiopatico e non ha il cancro, un minimo di ringraziamento agli dei ci sta per non aver abusato anche di Colpa delle stelle!!

– Il bullo diventato martire: Perché puntualmente ci deve essere un personaggio che diventa buono, qui troviamo Mark, un ragazzo detestabile che da giovane probabilmente si dilettava a picchiare le vecchiette per rubare loro la pensione, omofobo quanto basta da augurare un mondo di “Pene” al compagno di scuola gay e bullizzato che MAGICAMENTE si è redento diventando un padre Pio di bontà con tanto di quello zucchero da avermi fatto venire il diabete… squallido? Giusto un poco

– L’ex omofobo in realtà gay: benedetto cliché del “Se ti bullizzo perché sei gay è perché in realtà sono gay e spaventato di essere giudicato” ok, questa cosa succede davvero nella vita reale ma… in un romanzo così… è una paraculata… PUNTO.

– L’ex omofobo in realtà gay e con una vita squallida: Perché ci deve essere dramma, quindi i genitori puntualmente devo morire o essere matti o vicini alla morte e il personaggio in questione deve essere un piccolo fiammiferaio per attirare pena e perdono nonostante si sia sempre comportato come una merda

– Il triangolo scemo: Poteva l’ex omofobo in realtà gay e potenziale padre Pio con una vita squallida non essere innamorato di Jay dai tempi del liceo? Ovviamente NO! Perché inserire un personaggio angelico non bastava, un piccolo fiammiferaio , non bastava, bisognava accoppiarlo per maggiore finto dramma. In questo caso inserire un personaggio in realtà buono e dolce NON gay e NON innamorato del protagonista ma SOLO diventato buono per cause della vita era troppo brutto

– L’incidente idiota: Come ritorneranno mai insieme ufficialmente i tizi se non con un incidente potenzialmente mortale e senza senso che fa capire le priorità della vita?

– Il morto: un suicidio senza senso non vi era bastato, vi siete chiesti come Matteo Fumagalli “Ma la morta?” per metà libro? Tranquilli, qui avrete un altro morto no sense e completamente gratis ovvero, l’amico soldato… oh…. la regia mi dice che si cade anche nel cliché del soldato morto in guerra…YEAH

– La tizia incinta: Poteva la tizia del tizio morto non essere rimasta incinta?

– La bitch dolcetta: Dopo il Mark Pio se non c’era una bitch diventata buona non era un romanzo trash!

– La ex bitch accoppiata: Poteva la ex cornuta non trovarsi un fidanzato? Poteva non essere l’autista/poveraccio che sicuramente lei schifava e a cui lanciava banconote in segno di pietà?

– La proposta di matrimonio dolcetta: Ok… questa ci doveva essere ma… perché nel secondo romanzo e dopo così tanti cliché?! Come direbbe il professore Oak “C’è tempo e luogo per ogni cosa” e non era questo… non dopo aver scritto il libro più clicheroso del MONDO!

– La notizia che quasi distrugge il matrimonio: Ci doveva essere, una notizia oscura e maligna eppure… devo darne atto… Littlefrancy mi ha stupito perché l’incesto tra tutto mi mancava. Sicuramente ai Lannister piace questo elemento!!

– Il cliffhanger imbecille: Se non bastava l’addio alla Christian Grey del primo libro in questo abbiamo l’addio drammatico adrenalinico…. IL RAPIMENTO!! Zumzumzumzum

Insomma… una massa di cliché che tutti riuniti hanno quasi fermato il mio cuore trash… troppo trash in neanche 200 pagine non le reggo più, non ho più 16 anni purtroppo. Seriamente, questo romanzo mi ha fatto uscire di testa e probabilmente la colpa non è solo dei cliché ma molto semplicemente perché il romanzo ha un difetto enorme: vuole farsi prendere sul serio!! Il primo libro tendeva ad essere molto fan fiction style e quasi ne godeva, non si vergognava della cosa e ANDAVA BENE, cioè non va bene vendere una fan fiction a 2,99 e sottolineo 2,99!! Non poco!!! Più di un caffè e di libri della Newton Compton. Ma andava bene perché sapevi cosa aspettarti qui invece sembra che tutto voglia farsi prendere sul serio, l’autrice cerca di ficcare a forza più real drama per farci vedere la storia come verosimile quando NON lo è! Questo approccio porta alla completa rovina la storia perché manca la spensieratezza della fan fiction, quel momento trash e no sense che ti fa sorridere e ricordare che stai leggendo una storiella, leggi invece questi momenti finto drammatici e pensi “Ma come? L’autrice è seria? Davvero?” e tutto il divertimento o intrattenimento viene meno. Lo spingere una storia fan fiction style in una più reale e drammatica rovina tutto perché o fin da subito ti tenevi sul realistico inserendo momenti più reali e drammatici e meno da romance e quindi davi continuità alla narrazione o perdi tutto perché chi come me era abituato allo stile fan fiction ci rimane male e chi voleva il realismo beh, dopo il primo romanzo di certo non ha buttato i soldi per il secondo… a meno che non abbia usato Unlimited.

Altra nota dolente sono gli errori, come il primo romanzo ahimè contiene molti errori che NON sono giustificati, ho voluto passare sopra a quelli presenti nel primo volume scusando l’innocenza dell’autrice alla sua prima opera ma in questo secondo romanzo NO, gli errori continuano e sono errori SEMPLICI, che potevano essere corretti con una rilettura, posso capire che l’autrice non abbia una editor, che abbia problemi di vista e bla bla bla e ci sta ma avrà pur un’amica o amico disposto a leggere la sua opera GRATIS no? Cioè io volendo sono disposta per il bene dell’umanità a leggere una storia di 200 pagine. Quanto ci metti a fare leggere un libro a una persona di fiducia? Mezza giornata? Di certo qualcuno che ti fa un favore lo trovi no? Una persona che ha amato il libro e lo ha recensito su Amazon lo trovi no? Cioè… Battutine sarcastiche a parte tu non puoi vendere un romanzo a 3 euro e poi dire “Mi dispiace per gli errori” è una mancanza di rispetto per i lettori che ti vogliono sostenere! Sarebbe come andare al bare e trovarti nel caffè una mosca e sentirti dire “Eh vabbè mi dispiace… però hai comunque un caffè che puoi bere, non farne un dramma” non è corretto e non è giusto. Insomma… questo libro per me è un grande NO. Tanto che non mi sento neanche di consigliarlo con Unlimited, per quanto mi riguarda la trilogia si conclude qui, leggerò per completezza anche il terzo volume e quello di novelle e li recensirò (forse) ma dopo questo capitolo le speranze di trovare del buono vanno a farsi benedire e mi dispiace davvero moltissimo in quanto l’idea principale, della favola Lgbt poteva nella banalità essere carina e MAGARI ridotta a una semplice duologia che condensava un po’ gli avvenimenti con molti cliché in meno avrebbe acquistato più senso

P.S. Oh…dimenticavo… altro “problema” la copertina… un po’ troppo ispirata a You and me again di Leah Weston? Uscito un anno prima ed edito dalla Triskell? XD

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Recensione: Innamorato di un principe di Littlefrancy

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Essendo uscito l’ultimo volume della trilogia ho voluto approfittarne per rileggere il primo, non ricordando praticamente nulla della storia e non avendo voglia di iniziare a leggere il secondo romanzo alla cieca senza ricordarmi neanche il nome dei protagonisti.
Dopo aver quindi riletto questo primo capitolo posso dire che…me lo ricordavo MOLTO peggio. Ho letto la prima volta questo libro nel 2016 quando già era uscito il secondo volume ed era stata “annunciata” la raccolta con le 3 novelle natalizie ed era previsto per l’allora lontanissimo 2017 il sequel che avrebbe chiuso la “struggente” love story del principe e del giornalista eppure non avevo deciso di continuare la lettura (e mettermi così in pari in attesa del terzo romanzo) perché semplicemente avevo trovato tutto noiosissimo al punto da terminare la lettura a fatica, dopo averla trascinata per giorni, inserendo 3 stelline di pietà non potendone mettere 2 e mezza (grazie Goodreads!). Avevo insomma un pessimo ricordo e l’idea di rileggerlo già mi faceva sudare sette camicie eppure dopo averlo fatto posso dire che non capisco la Giada del passato in quanto questo libro (e presumibilmente l’intera trilogia) non è altri che una semplice fan fiction in versione ebook…. PUNTO. Nulla di più. Semplicemente una fan fiction nata inizialmente sul ormai onnipresente Wattpad e auto-pubblicata per fare due spiccioli visto il successo ottenuto online.
Merita odio? Sinceramente… no. Non è diversa dalle fan fiction che leggo ogni giorno su AO3 e su cui fangirleggio senza pudore. Probabilmente il mio odio è dovuto all’idea malsana di acquistare una fan fiction quando questa dovrebbe essere gratis e data in omaggio con le patatine al MC.
Miei pregiudizi a parte troviamo una storia semplicissima e banalissima, il classico ragazzo acqua e sapone, sfigatello, verginello, con un lavoro umile (purtroppo non ci spingiamo a livelli trash di cameriere/schiavo o fruttivendolo il che è un peccato perché avrebbe permesso un alto livello di trash e gioia) che si innamora di un principe, presto futuro Re di uno stato immaginario chiamato Luanda collocato…. su Marte (?) boh mi pare venga detto più o meno dove si trova ma ehi…l’ho rimosso… e il romanzo l’ho appena riletto oggi! Yeah! Questo dovrebbe far capire l’importanza della politica in questa storia ovvero ZERO in quanto potrebbe essere il principe di Topolinia e andrebbe bene lo stesso.
Il nostro amico Jay, con cui empatizziamo essendo noi lettori sfigati e poveri quanto lui, dovrà ovviamente vedersela con i casini e problemi che spuntano inevitabilmente essendosi innamorato di Henry, un futuro re e non di un cassiere della Lidl con uno stipendio da fame con cui però avere la possibilità di uscire romanticamente per le strade e limonare in pubblico. Essendo Henry giusto un poco famoso i due si ritrovano a dover vivere la storia in modo struggente e disperato e sicuramente nel corso degli altri due volumi assisteremo ai classici casini, intrighi internazionali/politici, tradimenti e immancabile happy ending all’ultimo con i due dork in love che vissero per sempre felici e contenti.
L’unica nota di originalità è probabilmente l’idea di creare una favola M/M trasformando la principessa in un principe e potendo così sfruttare la cosa per guadagnare qualche lettore in più in quanto sfido chiunque ad aver voglia di spendere i soldi per leggere l’ennesima storia self del barbone che si innamora della principessa ricca da far schifo, agli occhi del mondo una super bitch eppure nella vita privata una santa con un cuore di panna e dolcetta da far venire il diabete.
La storia di questo primo volume fila abbastanza liscia, i due prima non si sopportano, poi il principe diventa il cagnolino del giornalista innamorandosi senza apparente motivo, super love e fluff con tanto di Parigi a fare da contorno alle scene smielate, ti amo ti amo e cliffhanger finale con tanto di angst tragicomico.
Lo stile di scrittura è banalissimo (quanto il mio) e perfettamente in linea con qualunque fan fiction di Efp/Wattpad/Ao3 e non brilla di originalità o picchi creativi. I protagonisti non sono minimamente caratterizzati e potrebbero essere sostituiti con dei sassi e il lettore non se ne accorgerebbe, si salva un pochetto Henry che all’inizio con il suo carattere da stronzetto mi aveva fatto sperare in qualcosa in più ma diventa un gattino coccoloso nel giro di 3 pagine e quel poco di speranze di vedere un personaggio stronzo ma cazzuto vanno a farsi benedire. Il romanzo trasuda fluff & angst con momenti dolcetti della coppietta in love che si ama e vuole bene e momenti finto drammatici tra cui litigi imbarazzanti e un finale con tanto di morto completamente a caso e no sense e addio struggente alla Christian Grey e Anastasia Steel che doveva far piangere il lettore ma non ha intenerito il mio cuore di legno e mi sono ritrovata a ridere come una scema… perchè

SPOILER!!!

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l’amante che se ne fugge dalla stanza con il compagno addormentato sul letto, professando amore eterno con un “Addio amore mio” è un clichè così abusato nella letteratura (e non solo) che nel 2016/17 fa solo ridere e fare triplo facepalm.

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Oltre questo non c’è nulla.
Lo consiglio? Sinceramente…. NO!
Ci sono fan fiction o storie su Wattpad più simpatiche e soprattutto GRATIS, spendere la bellezza di 2,99 euro (a volume!!!) mi sembra uno spreco di soldi visto il rapporto qualità prezzo. Possiamo dire che è il classico libro che si può recuperare GRATIS con Kindle Unlimited e leggere senza problemi senza rischiare di diventare idioti e può risultare anche piacevole e simpatico ma nulla più
Come fan fiction di Wattpad aveva il suo perché ma a pagamento…. ma anche no. Se avete insomma la possibilità di leggerlo gratis va bene in quanto una lettura (a patto di continuare anche con il secondo e terzo libro essendo ahimè volumi per nulla stand alone) non ha mai ucciso nessuno in caso contrario ve lo sconsiglio perché ci sono modi più intelligenti di spendere i soldi essendoci storie M/M e fiabesche più originali ed interessanti e che almeno a fine lettura ti lasciano qualcosa, anche solo il ricordo del nome dei due tizi protagonisti.

 

Recensione: Sogno di una notte di Nykyo

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Dopo aver finito la lettura posso dire che mi ritrovo di fronte un libro che per forza di cose ti spinge a schierarti, non credo infatti una persona possa leggerlo e dire “Si, mi è abbastanza piaciuto” oppure “Non mi è piaciuto molto, è così così” sono convinta di trovarmi di fronte il classico libro che o si ama alla follia o si odia e nel mio caso…. è stato ODIO profondo. Ho deciso di iniziarlo con grandi speranze e aspettative, chi mi conosce ormai sa della mia passione malsana e a tratti perversa/inquietante per il pattinaggio artistico. Non sono una di quelle che conosce ogni singola regola o pattinatore esistente al mondo, non mi ritengo affatto esperta, anzi, l’esatto contrario, eppure il pattinaggio mi affascina, è come una magia, mi fermo a sbavare e guardare con gli occhi a cuoricino i pattinatori (uomini o donne, poco importa), a emozionarmi e immedesimarmi completamente nelle loro esibizioni mozzafiato, a fangirleggiare e fare il tifo neanche fosse una finale di Champions di conseguenza trovare romanzi che parlano del pattinaggio e sono anche degli M/M, il mio genere preferito, è sempre un colpo al cuore, sono pochissimi e ogni singolo titolo è prezioso tanto che ho sempre il timore di iniziarlo per paura di perdere la magia o di rimanere così stregata da mettermi a fare una maratona e leggere così tutti i libri sull’argomento della mia Tbr ritrovandomi in seguito a piangere come una fontana per aver finito la mia scorta personale. Per questo motivo iniziare questo libro così strano e curioso mi aveva caricato di aspettative e positività… che sono state entrambe azzerate a pagina due!
“Sogno di una notte” riprende le atmosfere Shakespeariane dell’opera “Sogno di una notte di mezza estate” e già qui sento l’eco lontano “Ma Giada, a te piace? Non è che il libro non ti è piaciuto solo perché non ami l’opera originale a cui è ispirato?” Bene… devo fare la premessa, io di Shakespeare a parte Romeo e Giulietta non ricordo un tubo. Ho per forza di cose dovuto leggere praticamente ogni sua opera in lingua e questo perché la mia simpaticissima professoressa era una fangirl dell’autore e ha imposto alle sue vittime sacrifical… ehm… studenti le letture con tanto di interrogazioni e test… “Sogno di una notte di mezza estate” l’ho quindi letto secoli fa e posso dire di non ricordarmi un h, se non il nome Puck (che da bimba mi faceva venire in mente il codice Puk della sim del cellulare), non ho mai pensato di rileggere il tutto visto il trauma subito e l’interrogazione che avevo dovuto fare con tanto di febbre e visioni celestiali alla Fantozzi, di conseguenza non posso fare una recensione da bibliofila nerd ed elencare i mille motivi per cui Nykyo è stata bravissima, levissima e bellissima a ricreare le magiche atmosfere perché non le ricordo, sono in ogni caso convinta che un libro per essere apprezzato non debba richiedere una laurea e anche se non si ricorda l’opera a cui è ispirato si dovrebbe apprezzare ugualmente, cogliendo meno riferimenti ma almeno apprezzare ed è questo che a me è mancato completamente.
Mi sono ritrovata annoiatissima e soprattutto irritata. Cosa mi ha irritato? Ma ovviamente il protagonista… il santo Il’ya, tralasciando lo scioglilingua perché chiamarlo Vladimir, Viktor, Yuri o usare nomi pronunciabili da esseri viventi era troppo mainstream, quest’uomo mi ha fatto venire un’ulcera da pagina due. Perché ha passato capitoli interi a LAMENTARSI! Avete mai avuto a che fare con il classico amico che esce con voi perché deve farlo e non ha le palle per dire no e per tutta risposta si vendica e si lamenta di qualsiasi cosa? La macchina è troppo calda, il locale è troppo pieno, la luce è troppo luminosa, la gente respira troppo, ai miei tempi non c’era Facebook e si usavano le carrozze?? Ecco… Il’ya è così, giusto un filino più irritante, nel giro di 2-3 capitoli si lamenta di qualsiasi cosa “Sono dovuto uscire per forza, Viktor mi vuole presentare per forza qualcuno, che brutto devo andare a fare le foto a un gala di pattinaggio e lo odio, l’hockey è meglio, che schifo il pattinaggio, che schifo la mia vita” e bla bla bla… era da… secoli che non mi capitava di desiderare la morte del protagonista o anche solo di spegnere l’ebook reader, era davvero da tanto tempo! E questa cosa non è bella!! Come se non bastassero i deliri da lamentosa tredicenne viziata ci si mettono i deliri da tredicenne in calore perché ovviamente il nostro tizio rimarrà subito affascinato da quello che sicuramente sarà il suo futuro marito (nonostante il finale aperto all’interpretazione), un ragazzino dai lineamenti delicati e femminili, molto fatati, simili a quelli di un dolce elfo che verrà per questo motivo soprannominato Puck in onore dell’opera di Shakespeare. Come se non bastassero, al povero lettore ormai martire, i piagnistei da “Odio la mia vita” ci si mettono quelli da “Quanto è bello, dovrei andare a parlargli, quanto è sexy, me lo farei” che fanno sembrare Il’ya una santa vergine e mi hanno dolorosamente ricordato la me stessa quattordicenne che al mare insieme alla migliore amica sbavava sui tizi fighi al bar elencando i mille modi in cui io e il sexy biondino palestrato alla mia destra ci saremmo sposati, comprato una casa, avuto pargoli ecc… perchè ai tempi ero troppo verginella per immaginare di bombarlo su ogni superficie disponibile o anche solo succhiarglielo nel bagno. Il protagonista irritante ci delizia con pipponi degni della Santa vergine. Abbastanza imbarazzante e irritante? Ma ovviamente no, perché noi lettori masochisti non abbiamo ancora letto niente e in poche pagine si tocca il fondo, in quanto i due tizi FINALMENTE si avvicinano, dopo che Il’ya è praticamente venuto mille volte al solo guardare e descrivere a noi santi ogni dettaglio della vena del collo e dei muscoli del folletto, e… vanno in hotel per scopare, una notte e via… che sarà mai no? Sicuramente ci sarà una descrizione di loro due che ci danno dentro come conigli… eh…. VOLEVATE! La vergine ci deve deliziare ogni secondo della copula descrivendoci ogni SINGOLA EMOZIONE… OGNI SINGOLO DETTAGLIO…. una domanda…. WHY??? Perché??? Dopo aver sopportato i deliri da acido di uno che si vanta di aver avuto numerosi amanti eppure non riesce a tenerlo nei pantaloni per il primo che passa dobbiamo anche sopportare i suoi pensieri ossessivi durante il sesso “Ma quanto è bello, me lo scoperei, lo marcherei a sangue, quanto me lo farei” e a me veniva solo da urlare “FALLOOOO, lo stai facendo, lo state facendo, non sei più al bar, siete in camera da letto” e io mi sono immaginata sto tizio in preda alle visioni, lì fermo a guardare il partner come uno che vede la madonna e quest’ultimo poverello lì, sul letto, paralizzato a chiedersi “Ma sta bene? Gli sta venendo un infarto? Quando mi mette le mani addosso?” Seriamente ero fuori di me dal nervoso e il fatto che non mi ricordi un h di “Sogno di una notte di mezza estate” mi fa sentire in colpa perché forse è un richiamo a Shakespeare e io da italiana media non sono riuscita a coglierlo ma credo ci sia un limite di sopportazione e sopratutto credo che certi voli pindarici abbiano senso quando si parla della prima volta di una coppia che si conosce, la prima volta delle favole Disney ma di certo non sono l’ideale per la descrizione di una scopata occasionale con uno di cui neanche conosci il nome! Non ho avuto parole e qualsiasi emozione positiva è stata sostituita da frustrazione e noia. Ovviamente, cliché cliché, il bel tizio è un pattinatore e… olè, W il pattinaggio! Mi faceva schifo ma ora stranamente lo trovo carino o apprezzabile tanto da volerci provare con il pattinatore folletto e tentare una relazione a distanza… e… si… che bello!!!
Che dire di più se non che per me questo libro è un grande no?
Ho apprezzato molto lo stile di scrittura di Nykyo è sicuramente una scrittrice in gamba tanto che sicuramente leggerò altri suoi libri se e quando usciranno, è una persona capace e il suo stile è stata l’unica cosa che non mi ha fatto abbandonare la lettura… quello e ovviamente il mio amore malato per il pattinaggio… è abilissima a descrivere scene magico/mistiche e ancora di più quelle erotiche, che avrei apprezzato se non fossero state interrotte ogni millesimo di secondo dalle visioni verginali del protagonista.
Ho apprezzato il capitolo finale che è stata una boccata d’aria e mi ha fatto maledire il romanzo perché FINALMENTE c’è il punto di vista di Alexander/Puck che al contrario di Il’ya non è un essere irritante ma ha un cervello e avrei voluto che tutto il libro fosse stato scritto dal suo POV così da dare più spazio anche al pattinaggio visto che anche durante l’esibizione mistica del pattinatore nuovamente i deliri da acido erano presenti rovinando completamente l’atmosfera. Questo per me è stata una delusione totale, non credo lo rileggerò neanche dopo aver recuperato l’opera di Shakespeare, non mi ha lasciato nulla, mi è dispiaciuto vedere Il’ya così vuoto, la storia così striminzita e poco approfondita, il fatto che sia stata data così tanta importanza all’uomo più irritante del pianeta dovendo sopportare per 3/4 i suoi trip da LSD e non al pattinatore simpatico, mi è dispiaciuto il fatto che anche il pattinaggio sia messo come riempitivo, Puck/Alex poteva benissimo fare il camionista, la magia sarebbe stata la stessa, Il’ya lo avrebbe trovato sexy comunque, avrei voluto un po’ più di spessore e riflessioni umane sul pattinaggio e l’omofobia che purtroppo è molto presente in certi ambienti e si riflette moltissimo anche nelle parole di Il’ya e nelle sue convinzioni. Così non è stato e non so cosa aggiungere, non posso sconsigliarlo completamente non avendo una visione totale dell’opera, mi rendo infatti conto che molti amanti di Shakespeare sicuramente potrebbero apprezzarla di più vedendola come un omaggio, io da non fan mi baso semplicemente su quello che ho letto e francamente mi sento di sconsigliarla a chi come me se ne intende poco e voleva semplicemente leggere un bel libro sul pattinaggio, in tal caso evitatelo perché la delusione è dietro l’angolo e in caso contrario, provate a vostro rischio e pericolo.

 

Recensione: The Truth About Riley di Henrietta Clarke

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Questo romanzo per me è stata una delusione totale. Mi è capitato tra le mani durante una delle mie solite ricerche su Goodreads e dalla trama sembrava perfetto per me. La storia di un uomo sfigurato e tormentato, diviso tra il desiderio di conoscere di persona l’uomo di cui si è innamorato (che ha conosciuto tramite il semplice contatto telefonico) e la paura di essere rifiutato e ferito, una storia che aveva tutto il potenziale per essere dolce, intensa, romantica, drammatica… aveva tutte le carte in regola per spingere a riflessioni profonde su cosa sia davvero la bellezza, su come le persone troppo spesso siano spinte a giudicare dalla facciata senza provare minimamente a conoscere gli altri, facendosi guidare dai pregiudizi e dall’ignoranza… poteva essere una storia intrigante come poche ed è proprio questa convinzione che mi ha spinta ad iniziare la lettura in lingua originale (non essendo stato tradotto in italiano) e…. ci sono rimasta malissimo!

Riley è il protagonista, un personaggio che ha sofferto nella vita, le cicatrici che porta sul volto e lo
sfigurano sono per lui motivo di vergogna, di paura, quei segni lo spingono a non credere di meritare una relazione, di non poterne avere una per lo stupido timore di essere rifiutato, mi sarei aspettata dalla descrizione di ritrovarmi emotivamente legata a lui, di sentire alcune sue esperienze negative, di scoprire in che modo è rimasto sfigurato e come sia stato ferito dal mondo che lo circonda, di soffrire con lui ed emozionarmi e invece… nulla. Posso capire la scelta di non trasformare la storia in un dramma, una tragedia di sangue e lacrime, il voler rendere il tutto più soft per venire incontro ai lettori più sensibili ma avrei voluto vedere QUALCOSA. Il personaggio nonostante i problemi non mi ha minimamente coinvolto neanche una volta, non ho sentito un legame emotivo con lui e di fatto il suo disagio compare solo ed esclusivamente all’inizio come presentazione e a metà libro per portare avanti la storia e spingere il lettore a continuare la lettura e scoprire come e quando i due innamorati si incontreranno e cosa farà Cameron vedendo la faccia del fidanzato e… stop… non ci sono riflessioni, non ci sono spunti interessanti, non c’è nulla. Riley mi è sembrato fin troppo vuoto, così come la storia. La vicenda  per come è sviluppata non ha il minimo spessore e tutto si riduce a una semplice fan fiction. Un ragazzo sfigurato trova il numero di telefono su un volantino dedicato a quello che sembra essere un servizio di sex phone, decide di chiamare, litiga con il ragazzo dall’altro capo del telefono che si è ritrovato sommerso da chiamate di potenziali maniaci per colpa del suo ex fidanzato che ha avuto la brillante idea di vendicarsi stampando volantini con il suo numero promettendo sesso bollente al telefono, per oscuri motivi dopo essersi dati a vicenda dello stronzo e della puttana decidono di sentirsi ancora (perché?!), si chiamano, si innamorano e da lì momento palloso e che si ripete in loop fino alla fine
“Riley ti amo, voglio incontrarti”
“No Cam, non me la sento”
“Ti prego incontriamoci”
“No, non me la sento”
“Ma daiiiii”
“Ma nooooo”
Si poteva evitare? Si! Soprattutto considerando che a metà libro Cameron scopre l’identità di Riley e invece di dirgli “Riley, so che odi la tua faccia e anche il perché ma io ti amo e non scapperò come un pazzo, mi sono innamorato di te come persona e potresti anche essere senza braccia, mani e gambe e ti amerei lo stesso!!” preferisce aspettare che sia lui a decidersi continuando ad insistere per un appuntamento in modo passivo aggressivo e rompendo le scatole al fidanzato e al lettore, se sommiamo il fatto che Cameron addirittura ha incontrato la madre di Riley e quest’ultima poteva sbloccare la situazione vista l’imbecillità dei due protagonisti beh… metà libro si poteva benissimo tagliare e nessuno avrebbe sofferto. Questa storia poteva ridursi a una novella e sarebbe stata gradevole ed interessante, mi sarei lamentata per la brevità come mio solito ma avrei apprezzato sicuramente di più il non sviluppo.
La storia ha il pregio di essere scorrevole ma non è altri che una fan fiction e lo si capisce fin da subito a partire da come si innamorano i due ragazzi. Non ci sono momenti coinvolgenti, confessioni intime e delicate, scambi di opinioni contrastanti, litigi e chiarimenti, semplicemente conversazioni telefoniche… brutte. L’escamotage del “innamoriamoci tramite messaggi/chiamate/email anche senza esserci mai visti” è diventato ormai di moda soprattutto con l’avvento di Wattpad e siti simili che si prestano a questa struttura narrativa non volendoci un genio per mettere insieme conversazioni e potendo così spesso evitare parti descrittive troppo lunghe o complicate da inserire per aspiranti “scrittori” che a malapena azzeccano il congiuntivo, di fatto può essere una buona idea indolore se sviluppata bene il problema è che per svilupparla nel modo corretto bisogna almeno avere la giusta abilità, riuscire a creare conversazioni REALISTICHE, le classiche conversazioni che chiunque potrebbe avere nella vita reale per rendere la storia non solo scorrevole ma anche verosimile, questo permette di conoscere i personaggi anche senza descrizioni accurate di scene ed eventi presenti e passati, di empatizzare meglio con i protagonisti che viste le conversazioni sembrano persone in carne ed ossa, amici della porta accanto, questa struttura permette quindi di emozionarsi insieme ai protagonisti e di sentirsi chiamati in causa, quasi a diventare protagonisti a propria volta, peccato che ci voglia almeno la capacità di crearle queste conversazioni e qui purtroppo questa abilità manca completamente. Tralasciando il motivo per cui due che si sono insultati dovrebbero decidere di risentirsi, cosa assurda ma… ok, siamo in un romanzo e non deve filare il tutto per forza, le conversazioni che ci vengono presentate sono vuote e sterili, nella prima Cameron non esita a raccontare i fatti suoi a uno sconosciuto raccontando come si è mollato, il perché e tutti i suoi problemi esistenziali senza preoccuparsi del fatto che quello che ha chiamato potrebbe essere un serial killer omicida o uno che vuole svaligiargli la casa e scoprire le sue abitudini, nella seconda conversazione assistiamo già al passaggio da sconosciuti ad amiconi/fratelli con tanto di confessioni sul primo bacio e battutine da flirt seguita ovviamente dalla terza in cui già i due sembrano cotti a puntino. Considerando che il romanzo ha più di 500 pagine e metà libro come precedentemente accennato è un tira e molla si poteva a questo punto dilatare un po’ il tempo e farli innamorare piano piano, permettendo al lettore almeno di CAPIRE il perché i due si piacciono, possiamo capire il perché Riley si senta attratto da Cam, alla fine Cameron è il primo ragazzo che dopo tanto tempo lo tratta come un essere umano, scherza con lui, si sente al sicuro ed diventato ormai  un amico prezioso, una persona importante che c’è sempre per una parola buona e permette di riempire il vuoto che sente dentro…ma Cam? Perché e come si innamora? Non si capisce! Così come non ha un senso la sua non reazione alla scoperta della vera identità di Riley. Quando si accorge che il “fidanzato” è il ragazzo che gli capita spesso di incontrare e a cui ha fatto una smorfia/sorriso pietoso la prima volta che si sono visti in un
Caffè non fa NULLA, non ha un momento di ansia, panico dicendo “OMG non me lo sarei mai aspettato” reagisce come se nulla fosse e anzi ci rimane male perché Riley non ha avuto il coraggio di avere un primo appuntamento con lui ignorando il suo dramma…. tutto questo è assolutamente ridicolo e manda a quel paese qualsiasi parvenza di normalità in quanto anche nella vita reale dubito che una persona di fronte a una notizia del genere non si preoccupi almeno un po’ o interroghi sulla questione. Insomma tutto si riduce a una commediola un po’ romantica, un po’ piccante per due/tre scenette tra sesso telefonico e non, e ahimè nulla più. Il protagonista potrebbe benissimo essere cieco, sordo, muto e la cosa non cambierebbe, non sarebbe certamente più coinvolgente, se non ci venisse ricordato ogni minuto dalla seconda metà del libro secondo che è sfigurato neanche ce ne ricorderemmo visto che la cosa non sembra avere un vero impatto sulla storia e le conversazioni tra i due, sarebbe stato meglio magari mettere all’altro capo del telefono un uomo fissato con l’estetica, il classico bello e impossibile che ti guarda male anche solo per un brufolo sul naso e mostrare il cambiamento dell’uomo, come le conversazioni con uno sconosciuto siano riuscite a farlo maturare e cambiare nel profondo, in questo modo la paura di Riley avrebbe almeno trovato una giustificazione invece neanche questa soddisfazione ci viene data. Cameron è la classica persona adorabile che probabilmente non guarderebbe male neanche il kraken o un serial killer con una motosega in mano e Riley fa l’ansioso giusto per scassare le scatole e allungare la broda. In definitiva per me è un grande no… ho deciso di dargli ugualmente tre stelline apprezzando l’idea e il fatto che sia così scorrevole da avermelo fatto finire in meno di 48 ore, cosa assai rara considerando la mia lentezza a leggere i libri in inglese ma per il resto non mi sento di consigliarlo a nessuno, se cercate riflessioni non ci sono, se volete un senso non c’è, ci sono storie più intense, coinvolgenti ed emozionanti e questa è troppo fan fiction style e di fan fiction è pieno il web e sono pure GRATIS, di questa storia mi rimarrà il vuoto cosmico e soprattutto il dubbio sul vero finale in quanto il sequel era previsto per il 2014 ma ad oggi, 2 agosto 2017,  non vi la minima ombra e la scrittrice se non fosse per due racconti inseriti in due raccolte M/M sembra essere stata rapita dagli alieni, un ulteriore danno oltre la beffa vista la scritta/promessa a fine libro
Nota personale: Care autrici, autopubblicate e non, MAI scrivere a fine romanzo “Leggerete il sequel nel anno 2***” perchè è una cafonata e una mancanza di rispetto per il lettore se la promessa non è mantenuta come in questo caso!!

Recensione: Glitterland di Alexis Hall

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Glitterland è stata l’ennesima scoperta, il libro giusto al momento giusto. Un volume destinato, fino a qualche giorno fa, a rimanere per sempre nascosto nei meandri del mio Kobo. Non avevo molte aspettative quando l’ho iniziato, era l’ennesimo libro che mi veniva consigliato da Goodreads in base alle mie preferenze, alla mia ricerca di M/M con temi forti su disabilità, disturbi mentali ecc
L’ho iniziato a scatola chiusa, senza neanche curarmi della trama, incuriosita soltanto dall’argomento trattato e dopo ore posso abbracciare e ringraziare di cuore quello che ormai è diventato il mio social preferito perché senza il suo aiuto non avrei trovato questo romanzo, così bello e struggente, tanto da costringermi a rimanere sveglia fino alle 5 del mattino per finirlo.
Glitterland è fin da subito un libro che colpisce come un pugno nello stomaco, che ci confonde, ci porta nella mente frantumata di Ash, uno scrittore bipolare che soffre di ansia e depressione. Ash è un uomo distrutto che non riesce a dare un senso alla sua vita, che evita la felicità perché consapevole di quanto questa sia effimera e destinata a scomparire lasciando dietro di se solo dolore e rimpianti, è questa convinzione ossessiva e distruttiva che lo porta a cercare consolazione in storie di una notte, perché è solo in quella stanza buia, avvolto dal corpo di un uomo sconosciuto, che si sente vivo, che la sua mente traditrice si zittisce e tra i gemiti e il calore sente il suo cuore battere, si sente un uomo normale. Ash è alla ricerca di sensazioni che lo tengano in vita e gli facciano provare sentimenti oltre il dolore, ed è così che una sera come un’altra incontra Essex, lo scrittore lo nota subito, quel ragazzo è così esuberante, vestito in modo ridicolo, da pirata sexy, pieno di glitter, un giovane con il quale non potrebbe mai nascere qualcosa, un ragazzo però abbastanza bello da poter essere un piacevole passatempo, per poter scaldare il suo corpo e la sua anima almeno per una sera. È con questa consapevolezza che non esita a lanciarsi tra le sue braccia, nonostante sia uno sconosciuto di cui neanche conosce il nome. Ash pensa che sarà solo per una notte, può permettersi il lusso di farsi toccare, di pregarlo per un po’ di contatto, di farsi baciare con amore e passione, tanto non lo rivedrà più o almeno… così crede… perchè Essex ben presto, non è più solo Essex, non è più solo una sveltina ma diventa Darian. Proprio Ash che desiderava evitare i contatti umani il più possibile, continuando a contare solo sul migliore amico ed ex fidanzato Niall, si lega sempre di più al nuovo amante, desiderando per la prima volta qualcosa in più, qualcosa che forse va oltre tutto quello a cui la sua malattia, la sua gabbia, lo ha abituato. È infatti tra le braccia di Darian che lo scrittore ritrova la pace, che desidera la vita. Ash e Darian non potrebbero essere più diversi eppure si completano a vicenda. Ash è un uomo che soffre da anni, nel romanzo veniamo spinti dentro e fuori dalla sua mente, sentiamo i suoi pensieri e capiamo quello che deve subire arrivando a provare rabbia, pena e dolore per lui. Cerca di sparire, di nascondersi agli occhi del mondo ed è solo in serate occasionali con sconosciuti tra i fumi dell’alcool che ritorna ad essere se stesso, l’Ash di un tempo, sano, normale. Lui è disperazione, morte, rimpianto, dolore. Darian invece è il suo opposto, ci viene presentato fin da subito come un ragazzo sempliciotto, parla come un americano medio, è superficiale tanto da aver fatto del suo corpo un culto, desidera usare la sua bellezza per diventare un modello, si veste in modo eccentrico senza quasi provare vergogna ad apparire, non gli importa di essere al centro dell’attenzione perchè si sente sicuro di sé e bello e questo gli basta. È un personaggio che inizialmente non mi piaceva, lo trovavo troppo stupido e irritante per poter tenere il passo, passare da un uomo come Ash, profondo quanto l’oceano,a un ragazzo tutto glitter e piume, superficiale come una pozzanghera mi sembrava troppo azzardato, eppure… è proprio questo suo modo di essere che lo porta a diventare l’ancora di salvezza di Ash. Perchè ad Ash alla fine serve una persona come Darian, una persona che lo spinga a superare i propri limiti e a lottare contro la malattia che lo sta uccidendo nella mente e nel corpo. Lo scrittore è sempre stato circondato da persone come Niall che lo hanno visto più come paziente che come essere umano, che hanno sempre dato più importanza alla malattia. Niall è l’amico di sempre, l’ex fidanzato che dimostra al lettore come non sempre l’amore possa salvare le nostre vite, Niall è l’uomo pieno di buone intenzioni che si lascia schiacciare da qualcosa più forte e grande di lui, è stato per molto tempo la salvezza di Ash, non solo perchè gli ha salvato la vita impedendone il suicidio e facendolo ricoverare ma anche intervenendo per ogni singola cosa, è quello che viene svegliato alle 2 del mattino per andarlo a prenderlo in una stradina dopo che questo ha passato una notte nel letto di uno sconosciuto, che gli toglie dalle mani pasticche di droga, che gli ricorda di prendere le medicine, Niall è un uomo normale che convive con il desiderio di aiutare l’ex e amico e che si lascia annientare e schiacciare, è vittima di Ash e nonostante mi sia sembrato un personaggio antipatico e crudele, nel corso della lettura l’ho capito, compreso, ho guardato oltre vedendo l’essere umano fragile che si nasconde dentro di lui, i gesti di cattiveria sono solo dettati dalla disperazione e dalla consapevolezza di quanto sia stato impotente ad aiutare l’unica persona che in qualche modo ancora ama. Niall è quindi una vittima e sembra vedere solo il lato malato di Ash, basandosi solo sulle sue esperienze negative, ricordandosi solo i momenti brutti della relazione trasformando questi ricordi in artigli pronti a trascinare l’ex compagno nella parte più oscura, rendendolo sempre più malato, sempre più dipendente. Darian è l’opposto, lui non è preparato sulla malattia come lo è Niall, tutto quello che sa già solo sul disturbo bipolare lo conosce per sentito dire, per averlo visto in un documentario in tv, come molti americani, potrebbe sembrare l’ultima persona a potersi occupare di Ash, non sa minimamente cosa lo aspetta da lì a poco, eppure non se ne preoccupa, vuole far sentire bene il compagno e lo fa senza rendersene conto, dona ad Ash umanità e fiducia. E sono proprio queste due cose che sono sempre mancate allo scrittore, quest’ultimo è sempre stato intrappolato dalle voci nella sua testa, in primis quella di Niall, voci che gli ricordano che la felicità non durerà, che lui ucciderà Darian togliendogli la gioia di vivere, gli dicono che deve lasciarlo volare via, libero dalla gabbia della sua malattia, Ash non ha mai cercato di vivere la sua vita perché nessuno ha cercato di aiutarlo nel modo giusto, di spingerlo anche con la forza, Darian invece lo fa ed è ironicamente proprio questa sua ignoranza a fare la differenza, lui non sa cosa stia provando Ash e gli da compiti semplici per un essere umano, esci a comprare la spesa, prepara un’insalata, prova a camminare su una passerella, parla al telefono con la nonna… compiti semplici eppure così preziosi per qualcuno che cerca disperatamente anche solo di respirare, di alzarsi dal letto ogni mattina. Il modello tonto e goffo con il suo modo di fare così esuberante e dolce dona umanità, fiducia, rispetto e si contrappone alla malattia e soprattutto alla società malata in cui vive il partner. Questo lo possiamo vedere perfettamente nel confronto di Ash al ricevimento per il matrimonio di Max, tutti gli uomini che lo circondano sono così perfetti e intelligenti agli occhi del mondo, con belle carriere, belle auto, tanti soldi, eppure sono più malati del “pazzo”, vittime della loro ignoranza, invidia e rabbia, disposti a sputare veleno su un ragazzo sconosciuto che ha l’unica colpa di essersi vestito in modo eccentrico e sembrare ai loro occhi felice, troppo felice per essere intelligente e quindi uno stupido, un essere inferiore da annientare. La società in cui vive Ash è fredda, chiusa e distante e si contrappone ad Essex e al suo mondo, un mondo colorato, fatto di persone gentili che nonostante non siano così intelligenti riescono a vedere oltre le malattie e gli stereotipi, è stato bello vedere le reazioni di Darian e i suoi amici alle fredde parole di Niall, vedere come le parole bipolare o depressione non erano riuscite a distruggere l’affetto per Ash né il rispetto che questi provavano per lui. In un mondo in cui le etichette sono tutto, per loro non erano così importanti. Darian e Ash sono quindi perfetti insieme, un mix esplosivo, fatto di passione, amore, dolore e rinascita. Il modello riesce a far rinascere lo scrittore, dà fuoco al suo corpo, alle sue vene, alle sue ceneri facendolo risorgere come una fenice, lo fa con amore, dolcezza e fiducia. Questo libro è stupendo e intenso, non so se consigliarlo a tutti perché è davvero molto forte, non troveremo mai scene di violenza esplicita, atti di autolesionismo, tutto è accennato e delicato ma è comunque qualcosa che fa male, durante la lettura mi mancava il fiato a riconoscere la disperazione nella voce del protagonista, nella sua lotta alla vita, contro la vita, per la vita. È un libro da capire e amare piano piano… che ha bisogno di tempo per essere compreso fino in fondo, è strano perché lo stile è molto particolare, in linea con il protagonista, ci sono molti momenti di riflessione, frasi che ricreano quasi un mondo psichedelico, facendoci cadere nell’abisso in un primo momento e vedere la luce subito dopo. Una lettura difficile ma intensa e viva, con un messaggio di forza e speranza, ovviamente mi rendo conto che alcuni potrebbero storcere il naso dopo la lettura viste alcune dinamiche, di certo non sempre basta dare fiducia a una persona per salvarla da se stessa e Niall né è un esempio, Niall ha in un primo momento provato a salvare Ash con l’amore, quello dolce e puro per poi arrendersi e cercare di salvarlo con la forza, la prevaricazione, la paura, instillando nella mente del protagonista che solo seguendo certe regole si può essere felici, che la felicità è passeggera, che stare con una persona come lui equivale a perdere se stessi… quindi bisogna sempre considerare questo durante la lettura. Glitterland semplicemente vuole dimostrare uno dei modi in cui si può salvare una persona, un modo che non deve essere per forza universale ma che è perfetto per Ash, per il suo modo di fare ed essere. Mi sento di consigliarlo senza indugi nel caso siate interessati all’argomento e siate abbastanza aperti e sensibili, non vi mancheranno spunti di riflessione, momenti dolci in cui sorridere ed emozionarvi, momenti bui in cui piangere e disperarvi, arrabbiarvi con Ash e il suo mondo. Se siete abbastanza forti per poter reggere questo romanzo e il peso che porta dentro credo dovreste dargli una possibilità in caso contrario rischiate di rimanere confusi e delusi. Da iniziare insomma a vostro rischio e pericolo. Nel mio caso è stata una scoperta gradita e meravigliosa, un viaggio incantevole e commovente che mi ha donato emozioni e perché no, mi ha spinto a essere meno bacchettona, sentendomi non poco in colpa per aver giudicato male Darian solo per il suo aspetto fisico e per il modo di parlare. Un libro che porterò nel cuore, entrato nei miei preferiti e che sicuramente rileggerò nel tempo conservandolo gelosamente nel mio ebook reader.

Recensione: Torikago Syndrome 1 & 2 di Akaza Samamiya

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E rieccomi qui a fare la voce fuori dal coro. Questa cosa sinceramente la ODIO profondamente. Nonostante ami avere una mia opinione personale e gongoli anche interiormente (ed esteriormente con un bella danza di Snoopy) a sapere di essere in grado di non uniformarmi per forza alla massa come una capra ed elogiare qualcosa solo perché bella, interessante, fighissima, new age, petalosa per il 99% del mondo mi… irrita, perchè puntualmente mi ritrovo circondata da persone che mi rinfacciano “Ma come? L’opera è meravigliosa, sei tu che non l’hai capita” ed è proprio questo che di sicuro succederà con Torikago Syndrome, un manga di due volumi arrivato anche in Italia grazie alla santa J-Pop che a quanto pare è stato apprezzato dal mondo intero ma… non da me. Quando ho scoperto questo manga sono rimasta molto colpita, la copertina ha catturato subito la mia vista spiccando tra l’elenco infinito di consigli di lettura/acquisto di santo Amazon, la trama mi aveva fatto non poco gola tanto che ero pronta a sfoderare la mia sacra postepay e ordinare il tutto, fortunatamente la mia povertà post shopping impulsivo è riuscita a obbligarmi a leggerlo in inglese (benedette scan) e soprattutto impedirmi di buttare letteralmente i miei soldi dalla finestra (o meglio dalla carta) evitandomi così una delusione totale ma… vediamo insieme il perchè.
Come detto tutto era perfetto, la trama sembrava interessante, chi non amerebbe un pizzico di shonen ai, mistery, psicologico, drama?! Tutti dovrebbero amare questo mix se solo fosse presente in questo libro! Tralasciando infatti la copertina stupenda e i disegni realizzati ad arte e con uno stile che mi ha quasi (e sottolineo il quasi) fatto apprezzare l’opera … tutto il resto e un bel NO!
Nonostante la trama tutto si perde inesorabilmente diventando un minestrone WTF!
Troviamo il nostro eroe Tsugumi, un ragazzetto che ha perso i suoi genitori e per anni è stato costretto a vivere in orfanotrofio. Il povero piccolo è sempre stato vittima di bullismo dovuto soprattutto ai suoi occhi rossi (poco inquietanti) fortunatamente non è mai stato solo in quanto una figura caritatevole ha sempre vegliato su di lui, come un angelo custode, un uomo soprannominato Papà Gambalunga (ispirazione/omaggio al famoso romanzo omonimo di Jean Webster) che ha sempre aiutato il giovane senza però fare scoprire il proprio nome e identità, il baldo giovine pensa bene di seguire il consiglio dell’amato “padre adottivo” e andare nella scuola di un amico di quest’ultimo per poter continuare gli studi. Perfetto no? E infatti no perché tra tutte le scuole finisce nella peggiore o meglio… nella migliore in base ai punti di vista. Questa scuola infatti agli occhi di un essere umano dotato anche di un solo neurone è PERFETTA, avete presente le fantastiche ore di autogestione in cui potevate fare bordello e nessun professore era autorizzato a prendervi a mazzate? In cui i prof vi guardavano con odio mentre spadroneggiavate bruciando (o quasi) i banchi e spacciando merendine? Moltiplicate quella sensazione di onnipotenza per 100, in quanto in questa scuola c’è autogestione SEMPRE, gli studenti non hanno regole, potrebbero vestirsi da clown e nessuno direbbe nulla, potrebbero girare nudi e nessuno direbbe nulla, i professori sono al pari di sassi e sono gli unici ad avere regole o almeno una regola soltanto, non entrare nei dormitori! PARADISO no? E infatti no perché gli esseri umani hanno il bisogno istintivo di rovinarsi la vita, prendete un gregge di umani, metteteli in un prato gigante, senza costrizioni, con al suo interno solo un piccolo recinto chiuso un metro per un metro e cosa faranno mai gli umani? Rimarranno nel prato magico godendosi le passeggiate? Si sdraieranno sul grande prato verde? Ma ovviamente no, troppo mainstream! Gli esseri umani si ammasseranno nel recinto, ignorando completamente il prato e la libertà! E infatti gli studenti di questa scuola hanno il QI – 100, a quanto pare annoiati dalla possibilità di vivere in pace e armonia con il cosmo non dovendo neanche obbedire ai genitori padroni hanno pensato bene di sottostare alle regole di un mini Hitler, nel mondo perfetto di Torikago Syndrome un tizio arriva e dice “Io sono il re e ora vi darò delle regole che voi dovrete rispettare per vincere un gioco e guadagnare una libertà che già avete” i geni, invece di bullizzarlo brutalmente disegnandogli degli imbarazzanti baffetti neri sul labbro pensano bene di giocare ed è da lì che la scuola senza regole diventa la scuola con le regole. Tsugumi scoprirà infatti che c’è un Pinco Pallo che si fa chiamare re e decide chi vive o chi muore ehm… magari…sarebbe stato molto hunger game/battle royal/epico… decide semplicemente di dare compiti wft agli studenti, come quello di bruciare i compiti in classe… dando loro un punteggio così da salire in classifica e forse vincere una libertà molto…. boh…PERCHÈ?? Why? Quale criceto drogato poteva pensare anche solo una cosa del genere? Ok dai, l’idea in se può andare, non siamo nella vita reale e ci sta, ma come viene sviluppata la questione non ha senso, ok, nel secondo volume entriamo più nel vivo capendo come è nata, perché ecc ma rimane comunque senza senso perché cioè che non manca è ironicamente la libertà in questo manga chiunque è in grado di scappare da questa “società” non succede nulla, chiunque può dire “No” il motivo per cui tutti partecipano è perché è un po’ una moda (vero fidget spinner del demonio?) o come il protagonista semplicemente non si hanno i soldi o il cervello per comprare due lenti a contatto colorate per nascondere degli occhi inquietanti invece di usare gli occhiali (super vietati dal re malvagio!!) avrei voluto vedere magari un motivo più profondo per partecipare, magari il cattivo poteva essere il super malvagio preside che impedisce agli studenti di comunicare con il mondo esterno invece ste geni possono anche inviare lettere a casa e ricevere lettere… quindi… possono dire “Fanculo questa scuola io vado a fare lo spazzino” e andarsene… viene così meno tutto il dramma che si dovrebbe per me vivere in un manga pseudo distopico, in un mondo oscuro in cui bisogna sottomettersi a regole folli… se tu mi togli il dramma, il dolore, l’immedesimazione nel tormento di questi ragazzi e di questo gioco mi rimane il nulla. Questo manga doveva giocare molto sulla psicologia, tratteggiarmi i caratteri dei ragazzi, mostrarmi il perché il gioco per loro è così importante, possiamo in parte comprendere un pochetto la motivazione banalissima e scontatissima del protagonista di avere la sua libertà senza gabbie e bla bla bla ma gli altri? Amici cari cosa vi spinge a non dare fuoco al “Re”? Non amo particolarmente la violenza ma quando ci vuole… io rido e ironizzo ma se in un manga in cui dovrei almeno riflettere sul concetto di libertà e prigionia, su come gli esseri umani riescano a rinchiudersi in prigioni mentali ogni giorno senza motivo e non c’è niente, è preoccupante, per riflettere almeno ci deve essere un input ci deve essere qualcosa che mi spinge a pensare “Dai protagonista, devi vincere” anche nel momento in cui Pinco Pallo con gli occhi rossi dice “Dimmi come faccio a diventare il nuovo re?!” mi veniva solo da ridere pensando “Imbecille, invece di detronizzare il Joffrey tarocco di GOT dimostra agli studenti che puoi vivere senza seguire le sue regole, così loro vedranno che sei già libero e ti seguiranno!! Fai il novello Gesù! Cosa gli dai corda?!” Non ho parole. Manca di struttura non solo nella storia ma anche nella struttura generale dei volumi, ci sono due volumi e sviluppati malissimo, il primo di fatto è il nulla, la presentazione fuffa che ci dice poco o niente e cerca di farci provare emozioni facendo litigare il protagonista e il suo nuovo amichetto che…. forse è l’unico con un minimo di contenuto… ma neanche… litigio che avviene in modo frettoloso, amicizia che nasce e muore di colpo e senza un che, tanto per cambiare e basta! Si strizza l’occhio allo shonen ai? Ma dove?! Si potrebbe fangirleggiare su Tsugumi e Licht ma se i due non hanno caratterizzazione e quel poco e fuffa, tanto vale shippare il mouse e la tastiera del pc, hanno lo stesso calore, almeno potevano metterci un bacetto! Lo hanno messo/censurato/fatto immaginare anche in Yuri!!! On Ice che neanche ha il tag shonen ai… si vede che il tag lo hanno voluto mettere a forza per strizzare l’occhio alle fujoshi che spero se la siano presa vista la fregatura colossale! Quindi il primo volume è zero e il secondo, è tutto quello che non è il primo, rendendosi conto che ormai il tempo stringeva hanno buttato tutto dentro senza lasciare fiato (e non in modo positivo, quella mancanza di fiato da suspence/ammirazione/è la cosa più epica che abbia mai letto), i capitoli importanti sono i due capitoli finali… e il capitolo finale e il più rapido possibile, correndo peggio della sottoscritta durante il 3X2 sui videogame! Si poteva fare di più, magari 3 volumi, uno di introduzione, il secondo di analisi e il terzo di conclusione con sviluppo adeguato dei personaggi e della loro psicologia, magari amicizia e non “Ma si aiutiamoci e diventa il mio BFF” “Ok <3” e tre pagine dopo “Buu sei cattivo, amico di Licht non ti voglio più, sei passato di livello mentre io sono rimasto un noob” “T___________T amichetto è tutta colpa mia” e dramma trash e piagnucolii per niente coinvolgenti e solo divertenti per la malvagia creatura che c’è in me. Insomma, mi rendo conto di aver sclerato e detto forse tutto e niente ma mi rompe le scatole spoilerare troppo perché forse cercare almeno di dare un senso al no sense è l’unica motivazione per leggere questo manga, ho visto molte recensione positive, persone che elogiano l’inquietudine e il senso di claustrofobia che provoca l’essere rinchiusi alla mercé del Joffrey dei poveri ma io tutto questo senso non l’ho percepito… e sono quella che è impazzita leggendo Bunker Diary!! E che è impazzita ancora di più smettendo di leggere Battle Royal perché viene ucciso un gatto… sono una persona che si agita facilmente e se questo manga non mi ha dato nulla un motivo c’è. Non dico che bisognava trasformarlo in un fight club o qualcosa di troppo violento ma si poteva giocare sulla violenza più psicologica, quella che ci distrugge e ci rende prigionieri, noi esseri umani siamo gli unici essere viventi che sono riusciti a rovinarsi la vita da soli in mille modi diversi e non solo costruendo armi mortali che ci stermineranno in un decimo di secondo, riusciamo a dare il peggio di noi fissandoci su cose stupide e rinchiudendoci nel famoso recinto un metro per un metro nel grande prato verde della vita, si poteva giocare su questo, mostrare la stupidità e follia di seguire certi “giochi” si poteva inserire temi più gravi mostrare la società corrotta e senza regole, mostrare come in una società non ci sia posto per l’uguaglianza totale ma che ci sarà sempre qualcuno che si metterà sopra per dominare e corrompere gli animi, creare e portare il caos, si poteva giocare molto con questa cosa, fare più punti di vista, 3-4 volumi, mostrare la fragilità dei ragazzi e le loro forze che potevano liberarli ma che non hanno mai usato perché ciechi e in gabbia… tante ma tante cose, nonostante le parole positive che ho sentito per me è un grande no. Se ne avrò l’occasione sicuramente lo rileggerò in italiano per chiudere il cerchio e poter mettere un masso sopra quest’opera, di sicuro non andrò di mia spontanea volontà a comprare i volumi come avrei sicuramente fatto. Sono contentissima di averlo letto in inglese senza spendere perché di certo la mia recensione sarebbe stata in quel caso molto meno “divertente” e molto più hulkeggiante con tanto di falò ai due volumi (altro che il banale falò ai compiti in classe come avviene nel libro!!) In definitiva non mi sento affatto di consigliarlo, per chi cerca la suspence non c’è, lo shonen ai… meno che mai, il mistero… ma anche no e la psicologia… oh oh oh, seriamente, passate oltre che c’è sicuramente di meglio! Dono 3 stelline al secondo capitolo, rispetto alle due del primo solo perché almeno il secondo cerca di dare un senso alla storia per il resto, rimane un grande no!

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“Carter” disse Isaac brusco, facendomi guardare di nuovo verso di lui “Non sono perfetto e, anche se tu sembri pensare che io lo sia, posso dirti che non lo sono. Ma sono tuo, con tutto ciò che io sono” Fece un respiro tremante “Voglio passare la mia vita con te e speravo che lo volessi anche tu. Ho bisogno che tu mi dica quando sono antipatico, anche quando saremo vecchi e con i capelli bianchi. Lo farai? Per sempre Carter? Vuoi essere mio marito?”
A quel punto, Hannah squittì è il viso di Isaac si voltò verso il suono quando si rese conto che avevamo un pubblico. Caddi in ginocchio, così da essere alla sua altezza, e gli presi il viso tra le mani, girando il suo volto di nuovo verso il mio “Si” sussurrai contro le sue labbra, prima di seppellire il viso del suo collo “Mille volte, sì”