ivano-mingotti-nimal-kingdom.jpg

Voglio iniziare questa recensione ringraziando di cuore Ivano per avermi gentilmente contattata, proponendomi di leggere la sua nuova opera in cambio di un onesto commento.
Questo libro è stata una graditissima sorpresa, difficilmente infatti lo avrei scoperto e letto in quanto fin da subito mi è sembrato molto diverso dal mio genere e sopratutto dallo stile con cui avevo conosciuto l’autore. Di Ivano Mingotti avevo infatti letto parecchio tempo fa “Sotto un sole nero” che mi aveva conquistata, la storia era forte, intensa, disperata, viva e mi aveva colpito come un pugno nello stomaco guadagnandosi 5 stelline e un piccolo spazio nel mio cuore. Dopo tale esperienza anche solo l’idea di ritrovarmi l’autore alle prese con un romanzo come Nimal Kingdom era… bizzarra. Temevo di non riuscire ad apprezzare fino in fondo il libro e di rimanerne un po’ delusa essendo così diverso rispetto la mia precedente lettura. Ho spesso il vizio di “classificare” gli scrittori in base ai romanzi letti ed è anche il motivo principale per cui scrittrici come J.K Rowling per me saranno sempre scrittrici per bambini, poco importa la sfilza di romanzi per adulti scritti dopo, per me la Rowling rimarrà sempre la madre di Harry Potter e Ivano… beh per me prima di questo libro era sicuramente nella mia testa più conforme ad altri generi letterari e mai mi sarei aspettata di poter cambiare idea o addirittura trovare uno stile più ideale alla sua scrittura!
Nimal Kingdom ci porta ad esplorare una realtà quotidiana, in cui molti di noi si ritrovano a vivere, e lo fa attraverso gli occhi di Dino Ferrucci, un adolescente che vive nello sconosciuto (o quasi) paesino di San Gervasio, un paese che molti (compresa la sottoscritta) hanno visto solo grazie a Google Maps, il classico paese “delle fiabe” per gli sconosciuti ma per i suoi abitanti un luogo prigioniero di difetti, vizi e ipocrisie.
Dino descrive il suo modo di vivere e quello che lo circonda e lo fa con uno stile semplice, immediato e per nulla ricercato, conforme al suo modo di essere, Dino non è infatti un uomo colto o raffinato, un adulto che ha avuto modo di continuare gli studi, è bensì un ragazzino che gli studi li ha proprio mollati, che si lascia influenzare dal mondo che lo circonda e dallo “slang” del web e non si preoccupa di scrivere o parlare correttamente, si limita ad utilizzare un linguaggio che conosce, sfruttando espressioni molto terra terra e con questo stile tutto suo si rivolge direttamente al lettore consultandolo e confidandosi con lui, aprendosi senza la paura di essere giudicato in quanto a lui non importa, non vuole un aiuto, non cerca una parola gentile, gli importa solo sfogarsi, ignorando completamente chi si trova davanti, fregandosene di essere magari mal visto o compatito. Ci racconta senza filtri e peli sulla lingua la noiosa vita di provincia, una piccola provincia che agli occhi esterni può apparire fantastica e idilliaca, io stessa ho la fortuna/sfortuna di vivere in un paesino con due anime in croce e dimenticato pure da Dio e ho perso il conto di tutte le volte che mi sono sentita rivolgere dagli amici “cittadini” frasi come “Giada di sicuro lì si starà benissimo, non c’è inquinamento, tutti si vogliono bene e si conoscono, i negozi sono a portata di mano, se hai bisogno di aiuto basta bussare alla porta del vicino non come qui in città che non conosciamo neanche chi vive con noi…”, agli occhi del mondo paesini come il mio e come quello di Dino sono quasi luoghi di vacanza, mitici villaggi incantati in cui a quanto pare si pratica ancora il baratto, tutti vanno d’amore e d’accordo e si incontrano per mangiare insieme come ai vecchi tempi e in cui ognuno conosce vita, morte e miracolo del prossimo, insomma un luogo mistico e utopico che ahimè è tutt’altro che un paradiso e al contrario è spesso una gabbia, una prigione soffocante. Per Dino la vita è sempre più simile a una gabbia in cui lui si ritrova suo malgrado in catene e incapacitato a fuggire. Si ritrova vittima dell’ ipocrisia di un paese che continua a vivere giorno dopo giorno ignorando i propri problemi, il marcio che lo ha intaccato, un paese dove la chiesa è presente più che mai additando il prossimo con minacce di chissà che inferno se non si va a messa ogni domenica o si osa nominare il nome di Dio invano, dove a ogni angolo di strada si ritrovano bigotte troppo intente a preoccuparsi di quello che succede nella casa del vicino ignorando quello che succede nella propria, come la Madre, una donna che preferisce ascoltare le parole del parroco alla tv piuttosto che provare ad instaurare un dialogo con il figlio, piuttosto che chiedergli come sta o cosa vuole fare nella sua vita, con uomini ossessionati con il risparmio e troppo codardi per alzare la voce contro le ingiustizie come il Padre del protagonista che non osa contraddire la moglie e per risparmiare due soldi non ripara neanche una doccia, un paese marcio in cui sempre più giovani scappano per andare verso la grande città per cercare di avere un futuro o anche solo una speranza e per questo motivo vengono bollati come traditori, come se cercare un futuro fosse una colpa grave, come se allontanarsi dal paese che ti ha cresciuto fosse un tradimento. Una realtà ricca di razzismo, omofobia, xenofobia e ignoranza che plasmano la mente dei più e meno giovani costringendo ad accettare passivamente la propria condizione. Dino stesso è una vittima, un ragazzo che riesce a vedere il marcio che lo circonda, ironizza sentendosi a sua volta superiore eppure…. non riesce a fare nulla al riguardo, non prende mai in mano la propria vita per ribellarsi e fare qualcosa, si lamenta che da lui si lavora solo con il padre o si studia ma non prova ad inventarsi ad esempio un lavoro, un’alternativa, neanche ci prova, riesce solo a lamentarsi, piagnucolare lanciando accuse a destra e sinistra a chi lo circonda per poi ritornare strisciando verso la casa che tanto critica ma di cui non può fare a meno essendo nel bene e nel male il suo porto sicuro.
Il romanzo non ha una vera e propria trama ma è più la descrizione di uno spaccato di vita, il racconto di esperienze del protagonista, in altri casi sarei letteralmente impazzita per una cosa del genere, per me è infatti importantissimo avere una storia da seguire, un inizio e una fine (seppure non sempre ben definiti) e i romanzi che non ne hanno una li trovo spesso troppo dispersivi e pesanti da seguire, fortunatamente non è questo il caso e anzi, credo questa sua struttura sia un azzardo che ripaga il lettore, il non essere vincolato in uno “schema”, in una storia fissa e già programmata permette all’autore di sviscerare completamente le vicende narrate e di renderle più vive che mai ai nostri occhi. Lo stile di scrittura di Ivano è sicuramente migliorato nel tempo e si sposa perfettamente con questo genere, è uno stile fresco, frizzante e nella sua semplicità efficace, uno stile che fin dal primo istante colpisce il lettore e lo porta a continuare la lettura, nel bene e nel male, fino alla fine. L’idea di utilizzare nel testo il dialetto l’ho trovata azzeccata (nonostante abbia dovuto molestare mio zio come una provetta stalker per farmi “tradurre” alcune frasi) e riesce a rendere ancora più viva la storia e caratterizzare meglio i luoghi e i personaggi.
Sono rimasta inaspettatamente e piacevolmente colpita da Nimal Kingdom tanto da dare…. 4 stelline, vorrei arrotondare a 5 ma non mi pare il caso di viziare lo scrittore in quanto dopo questo mi aspetto grandi cose e non vedo l’ora di poter leggere qualcos’altro di questo “nuovo” Ivano
Ringrazio ancora l’autore per avermelo inviato e… che dire?
Mi sento di consigliarvelo senza problemi, sicuramente se siete sfigatelli provinciali come me vi ritroverete a sorridere per le avventure/disavventure di Dino e in caso contrario, se siete amici cittadini, forse potrete riscoprire una realtà a voi sconosciuta e smettere di vedere noi “santi” di paese come miracolati che vivono in un angolo di paradiso e finalmente capire che non siete gli unici a vivere circondati dal caos e dallo stress!

Annunci

Un pensiero su “Recensione: Nimal Kingdom di Ivano Mingotti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...